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Il Regno Unito prova l'ambulanza a idrogeno

Presentato in occasione della Cop26, il veicolo di soccorso fuel cell è stato progettato per la NHS e ha un'autonomia di circa 500 km

L'ambulanza a idrogeno

Riccardo Ciriaco Riccardo Ciriaco

Di: Riccardo Ciriaco

3 nov 2021 alle 19:10

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In attesa del 10 novembre, giornata che la Cop26 dedicherà alle discussioni sull’elettrificazione dei trasporti, la mobilità a zero emissioni si è già mostrata a Glasgow. Lo ha fatto con un’ambulanza a idrogeno, presentata dal servizio sanitario del Regno Unito.

Con questo veicolo di soccorso fuel cell, il National Health Service (NHS) si dà l’obiettivo di salvaguardare la salute dei cittadini britannici a 360 gradi: non solo attraverso le cure, ma anche con la tutela dell’ambiente e, di conseguenza, della qualità dell’aria che si respira a Londra e dintorni.

Tutti i benefici

Con un’autonomia di oltre 300 miglia (circa 500 chilometri), sufficienti a coprire le tipiche ore di turno di questi mezzi, l’ambulanza a idrogeno si propone accanto all'ambulanza a batteria come soluzione per rendere a emissioni zero questo tipo di mezzi.

Tra i vantaggi c’è da considerare anche il silenzio e l'assenza di vibrazioni all’interno del veicolo, ideale per ospitare pazienti fragili e operatori sanitari provati dalle tante ore di lavoro.

 

L’impegno della NHS

Questo mezzo fuel cell è stato ideato dal programma Greener NHS, nato per eliminare tutte le emissioni del servizio sanitario britannico entro il 2040, con la roadmap che fissa una quota di riduzione dell’80% già entro il 2032.

Il National Health Service è responsabile infatti del 5,4% delle emissioni nel Regno Unito, con il solo trasporto dei pazienti che rappresenta il 3,5% di tutto il traffico in UK. La NHS stima quindi che il passaggio ai veicoli a zero emissioni ridurrà l’impatto del servizio di 87.000 tonnellate di CO2 l’anno, “pari – fa sapere – a 730.000 viaggi in auto dalla Cornovaglia a Glasgow”.

Il servizio sanitario della Regina ricorda che “l’inquinamento atmosferico contribuisce da solo a 1 decesso su 20 nel Paese” e che “la riduzione delle emissioni diminuirebbe i casi di asma, cancro e malattie cardiache”. Altri studi dicono che l’esposizione al particolato può favorire la demenza senile e la sindrome di Alzheimer. Anche di questo si dovrà parlare alla Cop26.

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