Cosa sta succedendo davvero nell'affare Tesla-Hertz
Secondo il WSJ, ci sono problemi che riguardano i tempi di consegna delle Model 3. Dialoghi aperti per sbloccare la situazione
Regna un po’ il caos intorno al maxi affare tra Hertz e Tesla che dovrebbe portare almeno 100.000 Model 3 nella flotta della rediviva compagnia di noleggio. In dubbio non c’è la tenuta della partnership tra le due società statunitensi, ma i tempi di consegna delle auto elettriche.
Questa era stata già la prima ipotesi fatta dopo la pubblicazione degli strani tweet con cui Elon Musk raffreddava gli entusiasmi accesi a seguito della notizia. E adesso arriva la conferma del Wall Street Journal, che parla proprio di problemi sulle consegne e di dialoghi aperti per sbloccare il nodo tempistiche. Ma vediamo con ordine cosa sta succedendo.
La ricostruzione
Hertz ha annunciato il 28 ottobre di aver raggiunto un accordo per arricchire il proprio parco auto con 100.000 berline di Elon Musk entro il 2022, creando “la più grande flotta di veicoli elettrici a noleggio in Nord America e una delle più grandi nel mondo”.
Una commessa che porterà 4,2 miliardi di dollari nelle casse di Tesla e che ha già spinto la capitalizzazione della Casa a oltre 1 trilione di dollari, chiudendo la giornata a Wall Street con un +13%. Nelle ore successive, il ceo di Hertz, Mark Fields, ha dichiarato che la sua compagnia punta punta a raddoppiare la quota di vetture Tesla da ordinare.
Ma dopo pochi giorni, Elon Musk se n’è uscito su Twitter con un’altra delle sue, dichiarando che “nessun contratto è stato ancora firmato” e specificando poi che “l’accordo con Hertz non ha alcun effetto sull’economia” della Casa: affermazioni che hanno rallentato il rally in Borsa del costruttore americano.
Decisamente diversa la replica della società di autonoleggio, che ha fatto sapere di aver già ricevuto “una forte domanda iniziale di veicoli Tesla nella flotta di noleggio, che riflette la domanda del mercato per i veicoli Tesla”.
La conferma del WSJ
Le strane frasi di Elon Musk hanno comunque fatto capire fin da subito che qualcosa non stava andando per il verso giusto. La spiegazione più probabile è che il ceo abbia messo le mani avanti a causa dei problemi sui tempi di consegna delle Model 3, difficili da rispettare in un momento complicato per il mercato come questo.
Ora, come accennato, il WSJ ha avuto modo di confermare l’impasse sulle tempistiche, ascoltando la versione di “persone che hanno familiarità con la questione”. Le trattative sono dunque aperte ed è probabile che risolveranno la situazione, ma così si chiarisce un piccolo giallo scoppiato in questi giorni.
Consigliati per te
Il Tesla Semi entra in produzione (per davvero)
Hotel e auto elettriche: il business della ricarica cresce
Perché la Tesla Model Y L potrebbe arrivare in Europa
Greenvolt porta il fotovoltaico industriale a Cucciago
Calenda chiede a Salvini di autorizzare la guida autonoma di Tesla
L'elettrico di BYD si prepara a entrare in Formula 1
Così Tesla "prevede" (ed evita) le code ai Supercharger