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I pannelli solari funzionano anche al freddo: il caso Alaska

Un progetto pilota al Circolo Polare Artico fa risparmiare 200.000 dollari di gasolio all'anno: ora tutti vogliono il fotovoltaico

Pannelli solari in alaska

È credenza comune che i pannelli solari funzionino bene solo nelle giornate di pieno sole. Ma uno studio condotto in Alaska smentisce una volta per tutte queste convinzioni dimostrando sul campo quello che alcuni ricercatori sono andati dicendo negli ultimi anni, e cioè che il fotovoltaico ha una buona resa anche in giornate grigie e con temperature molto fredde.

Il progetto avviato in Alaska è su scala ridotta, ma è molto significativo. Prima di tutto perché dimostra che l’unico vero ostacolo al funzionamento dei pannelli solari è la neve. Ma il fatto che i pannelli stessi siano montati molto inclinati e abbiano un rivestimento molto scivoloso (alcuni ricercatori stanno mettendo a punto delle superfici ad attrito estremamente ridotto) previene dall’accumulo di grosse quantità per lunghi periodi scongiurando lunghe pause di inattività.

Piccolo impianto, grande resa

In Alaska la Native Renewable Industries ha deciso di avviare la sperimentazione del fotovoltaico a climi freddi per due motivi: da una parte traendo ispirazione da alcune stazioni scientifiche come quella in Antartide o quella sull’Everest che proprio a pannelli solari si affidano per generare corrente, dall’altra per le difficoltà e i costi legati alla produzione di energia elettrica con altri metodi in zone così isolate come quelle dello stato che, guarda caso, è nominato “The Last Frontier”.

Il progetto, che ha visto coinvolta l’Università dell’Alaska, il Dipartimento dell’Agricoltura degli Stati Uniti e il Dipartimento dell’Energia, è stato realizzato a Shugnak, città che si trova al di sopra del Circolo Polare Artico. Ha visto l’installazione di una serie di pannelli solari da 225 kW e di un sistema di accumulo da 32 kWh pensati appositamente per resistere al freddo. E ha dato i suoi frutti.

 

Altre città si convertiranno presto

Viste le dimensioni, non ha completamente sostituito i metodi di produzione di energia elettrica tradizionali (generatori diesel) ma ha dato un grande contributo, dimostrando soprattutto di avere buona resa nell’arco dell’anno anche con freddo e poche ore di luce.

Si è stimato che grazie all’energia prodotta abbia fatto risparmiare alla comunità locale circa 200.000 dollari all’anno di gasolio (usato per i generatori di elettricità) e si è calcolato che ha permesso di ridurre anche le spese di manutenzione. Insomma, l’esperimento è riuscito. Altre comunità dell’Alaska stanno considerando di passare a sistemi ibridi in cui ai generatori a gasolio si possano affiancare impianti fotovoltaici.

A quanto pare il Dipartimento della Difesa, che ha messo a punto l’Arctic energy transition Program ha detto che i risultati sono stati talmente entusiasmanti che si spera ora di creare un distretto dedicato alle rinnovabili che possa portare alla diffusione di impianti fotovoltaici (anche domestici) in tutto lo stato.