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Perché il caro materie prime non sta rallentando l'auto elettrica
Mentre i costi dei minerali e delle batterie aumentano, le vendite di vetture a zero emissioni crescono: merito di scelte sostenibili

Riccardo Ciriaco 
Di: Riccardo Ciriaco
21 apr 2022 alle 08:00
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Quello a cui stiamo assistendo è uno scenario che in pochi avevano immaginato, forse addirittura nessuno. Ma a volte la realtà supera la fantasia. E così, nonostante l’aumento dei prezzi delle materie prime, le vendite di auto elettriche non stanno rallentando.
Anzi, continuano a salire. Lo dicono i numeri, che raramente mentono: nel primo trimestre del 2022, le immatricolazioni di vetture alla spina sono aumentate quasi del 120%, superando ostacoli come il costo delle batterie agli ioni di litio, passato da 105 dollari per kWh a 160 $/kWh. Come mai questo ribaltamento?
Parità (non) all’orizzonte?
Vediamo con ordine. Tra pandemia, guerra in Ucraina e qualche manovra speculativa, il 2021 e i primi mesi del 2022 hanno fatto schizzare verso l’alto i prezzi delle materie prime, compresi i minerali usati per gli accumulatori delle auto elettriche.
Costi che poi, inevitabilmente, colpiscono a cascata i prodotti finali. Comprese le auto e, prima ancora, le batterie, protagoniste in negativo di una crescita dei costi difficilmente prevedibile fino a prima del Covid, considerato l’andamento verso il basso degli ultimi anni. Basta pensare che, secondo un’analisi della Reuters, il prezzo medio è sceso quasi del 99% rispetto ai 7.500 $/kWh del 1991.
Mancava pochissimo per arrivare ai 100 $/kWh, considerati la soglia da raggiungere per portare le auto elettriche all’agognata parità di prezzo con le vetture endotermiche. A quanto pare, però, gli automobilisti hanno fatto scelte più sostenibili, al di là dell’aspetto economico.

Concessionaria Volkswagen
Il pianeta chiama
Guardiamo Tesla, che ha battuto un altro record, con più di 310.000 consegne tra gennaio e marzo. Anche le cinesi Nio, XPeng e Li Auto hanno registrato numeri molto importanti, mentre la Wuling Hong Guang Mini EV, la piccola a zero emissioni che tanto piace nel Dragone, è stata ancora campione di consegne, avvicinandosi alle 100.000 unità.
Per la reginetta del mercato orientale, il costo del pacco batterie è di circa 1.500 dollari, cioè il 30% di tutta la vetturina. Tutte cifre che testimoniano l’avvicinamento del pubblico alla mobilità sostenibile. Soprattutto quando ad andare nei concessionari sono i nuovi automobilisti:
“Molti giovani stanno prendendo decisioni di acquisto che vanno oltre la semplice economia e dicono che guideranno un veicolo elettrico perché è meglio per il pianeta. Stanno facendo un grande passo in avanti, anche se sarebbe più economico continuare con i motori a combustione”, commenta Chris Burns, ceo della società per batterie Novonix.
Scenari futuri
Insomma, se la parità dei costi è probabilmente rinviata, il pareggio potrebbe non essere indispensabile alle zero emissioni per sorpassare le auto endotermiche. Gli esperti sostengono comunque che i prezzi delle batterie rimarranno alti almeno fino al 2023.
Nel frattempo potrebbe succedere, come sta già succedendo, che alcuni costruttori scarichino i costi sui consumatori. Così come potrebbe accadere che gli investimenti nell’elettrificazione, nell’estrazione di minerali e nella produzione di celle inneschino il circolo virtuoso per accelerare la ripresa del mercato, riportando i prezzi degli accumulatori sul binario giusto. Anche perché le auto a benzina e diesel non sono affatto al riparo dai rincari, come quelli sui carburanti.
Il futuro dell'auto elettrica
Guerra in Ucraina e auto elettrica: quali sono le conseguenze
Ricarica dal futuro: sarà autonoma e senza intervento umano
Fonte: Reuters
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