Il gas russo serva da lezione: lo studio sulle materie prime Ue
La transizione sta modificando i materiali al centro dello scenario energetico: l'Europa non può più permettersi gli errori del passato
Proprio mentre l’Europa è al lavoro per diventare carbon neutral entro il 2050 e ridurre la sua dipendenza dalle importazioni di materie prime, soprattutto dalla Russia, arriva un nuovo rapporto che avverte sui rischi di andare troppo piano.
Lo ha realizzato l’università belga Katholieke Universiteit Leuven su commissione di Eurometaux, associazione europea dei metalli, per dare un quadro specifico sul Vecchio Continente dopo l’allarme lanciato dall’Agenzia internazionale dell’energia (Iea) a maggio 2021, con il report “The Role of Critical Minerals in Clean Energy Transitions”.
Un po’ di numeri
Facendo seguito a quello di un anno fa, lo studio stima che, per raggiungere i suoi obiettivi di metà secolo, l’Europa dovrà trovare una quantità di litio 35 volte superiore a quella di ora; per le terre rare, invece, si parla di 7-26 volte di più. Serviranno anche 1,5 milioni di tonnellate di rame (+35) e 400.000 tonnellate di nichel: il doppio di oggi.
Tra le pagine dell’analisi si può anche leggere che nei prossimi 15 anni ci sarà una crisi delle forniture di metalli. Di positivo c’è però che fino al 75% del fabbisogno potrà essere soddisfatto dal riciclo, a condizione però che gli investimenti saranno sufficienti.
“C’è il rischio – avvisa Mikael Staffas, presidente di Eurometaux – che, a causa degli sviluppi geopolitici nel mondo, l’Europa non avrà abbastanza metalli per il suo programma sul clima”.
Le soluzioni
Cosa fare per risolvere? Il rapporto dà tre consigli. Il primo è andare alla ricerca di nuove miniere, cercando al tempo stesso di superare i tipici problemi su autorizzazioni e opposizioni delle comunità locali. Come quelle in Serbia, con lo zampino di Djokovic.
Il secondo è aprire altre raffinerie per la lavorazione dei minerali. Terzo e ultimo è quello di investire o finanziare progetti di estrazione fuori dal Vecchio Continente, magari firmando accordi di fornitura a lungo termine. Un po’ come ha già fatto Pechino.
“Se guardi alla Cina, sono stati molto proattivi – commenta Liesbet Gregoir, principale autore del report –. Hanno progetti in tutto il mondo per tutto ciò che non possono produrre da soli. L'Europa potrebbe imparare da questo esempio”.
Alcune di queste idee piacciono a Thierry Breton, commissario europeo per il mercato interno, che parla di “un’agenza ambizioso” sulle materie prime, basata su riciclo ed “esplorazioni” per la produzione interna, diversificando gli approvvigionamenti attraverso nuove partnership.
Fonte: Financial Times
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