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Cosa dice sulle batterie il report sull'impatto ambientale di Tesla

La Casa di Musk ha pubblicato l'Impact Report 2021, che dedica ampio spazio al tema riciclo e materie prime e svela i suoi fornitori

Una fase della produzione di batterie nella Gigafactory Tesla di Shangai

Francesco Barontini Francesco Barontini

Di: Francesco Barontini

9 mag 2022 alle 10:25

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Tesla ha recentemente pubblicato il report annuale sulle sue attività e il suo impatto sull’ambiente. Nella relazione ha fatto sapere che ormai il 92% delle materie prime delle proprie batterie è riciclato ed è utilizzato per la produzione di nuovi accumulatori. Le fabbriche Tesla hanno raggiunto questo risultato grazie all’adozione di processi di riciclo che avvengono interamente all’interno delle Gigafactory stesse.

Nel report della Casa americana, disponibile in forma integrale in coda all'articolo, si legge anche che grazie a migliorie alla formula chimica delle proprie celle, Tesla è riuscita a diminuire la propria dipendenza dal litio, che ora rappresenta solo l’1,5% del totale di una batteria. Oltre a questo, l’azienda fa notare che le batterie al litio ferro fosfato non contengono in nessuna percentuale nichel o cobalto.

Il riciclo non basta

Le conquiste sono consistenti, ma la strada da percorrere verso un futuro completamente sostenibile è ancora molto lunga. Nella relazione, infatti, si legge: “Le composizioni chimiche degli elettrodi e la domanda complessiva di minerali e prodotti chimici per la produzione di batterie è in continua evoluzione e Tesla e la catena di approvvigionamento richiederanno quantità significative di litio, nichel, cobalto, manganese, ferro, fosfati e molte altre materie prime per il prossimo futuro”.

“Sebbene si riconosca il ruolo fondamentale che il riciclo delle batterie svolgerà nella fornitura di una parte di questi materiali per consentire una catena di approvvigionamento a circuito chiuso – prosegue la dichiarazione della Casa – la produzione globale di celle continuerà a fare molto affidamento sui materiali primari estratti per soddisfare la crescente domanda a breve e medio termine”.

 

Proprio i numeri crescenti sulla richiesta di batterie spingeranno Tesla ad acquistare anche quantità maggiori di cobalto da qui ai prossimi anni. In realtà la Casa sta producendo batterie che in termini percentuali di cobalto ne usano sempre meno. Ma questa riduzione su un singolo accumulatore non compenserà del tutto l’aumento della richiesta globale del prezioso materiale per la costruzione di un numero sempre più alto di batterie.

La lista dei fornitori

Nel tracciare una panoramica sull’operato della Casa, Tesla nel report ha pubblicato anche la lista dei propri fornitori in merito alla produzione delle batterie. Si è scoperto così che Elon Musk e soci nell’ultimo anno hanno avuto rapporti con 12 aziende tra cui la Vale, che fornisce a Tesla nichel proveniente dal Canada.

Vale, che fino a oggi non aveva reso noti i propri rapporti con la Casa, a seguito della pubblicazione della relazione ha dichiarato di aver firmato un accordo di lungo termine per la fornitura di nichel di Classe 1, un nichel proveniente da depositi di solfuri che si estrae con metodi più semplici e meno impattanti sull’ambiente.

Guardando alla lista completa si scoprono 5 società cinesi che forniscono litio (Ganfeng e Yahua) e cobalto e nichel (Guizhou CNGR, Hunan CNGR e Huayou). Ci sono poi Albermarle (Australia, litio), Livent (Argentina, litio), Glencore Kamoto (Congo, Cobalto), Glencore Murrin Murrin (Argentina, nichel), BHP Nikel West (Australia, nichel) e Prony Resources (Nuova Caledonia, nichel).

Leggi il report completo

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Tesla Gigafactory 3

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