Tesla ancora nel mirino delle autorità cinesi: auto bandite da Beidaihe
Vietata la circolazione dal 1° luglio per almeno due mesi: troppa paura che le telecamere spiino il prossimo summit tra i dirigenti
Un nuovo capitolo nella strana storia, fatta di alti e bassi, tra Tesla e la Cina. A scriverla è Beidaihe, distretto costiero dove, ogni anno, si svolge un summit segreto fra i dirigenti del partito cinese. Qui, dal 1° luglio e per almeno due mesi, nessuna auto elettrica di Elon Musk potrà aggirarsi tra le strade.
Lo riporta l’agenzia Reuters, che ha saputo della decisione da un poliziotto del posto. Ma qual è il motivo? Probabilmente sempre lo stesso: la paura delle autorità locali di essere spiate dalle telecamere e dai sensori delle vetture, nati in realtà per regalare più sicurezza agli automobilisti e ai passeggeri a bordo.
No comment
L’ufficiale ha anche spiegato che arriverà presto un annuncio per chiarire tutto. Intanto, però, la Casa non commenta le indiscrezioni, forse per non peggiorare i rapporti con Pechino, già sul filo del rasoio. Infatti, nonostante sia l’unico costruttore straniero ad avere il permesso di operare senza alleanza con un’azienda locale, Tesla non va proprio d’accordissimo con la Cina.
Già il mese scorso è successo che le vetture della Casa siano state messe al bando dalla città centrale di Chengdu, in occasione di una visita del presidente Xi Jinping. E poi, soprattutto, va ricordato il caso scoppiato a inizio 2021.
Il precedente
Cos’era successo? L’esercito cinese aveva chiesto ai dipendenti che possiedono una Tesla di parcheggiare i veicoli fuori dalle basi militari. Gli “occhi indiscreti” erano finiti nel mirino delle autorità perché avrebbero potuto filmare aree sensibili mentre erano in moto o dare accesso a informazioni che riguardano lo stesso pilota, come i suoi spostamenti o i suoi contatti telefonici.
Il caso era poi parzialmente rientrato, con il costruttore che aveva provato a rassicurare il Governo attraverso il suo responsabile locale, Tao Lin: “Tesla, in quanto società con attività in Cina, deve rispettare le leggi e i regolamenti cinesi”, aveva dichiarato. “I dati raccolti sono ben protetti e rimarranno archiviati qui”.
Anche Elon Musk in persona era intervenuto sulla questione: “Se usassimo le informazioni delle nostre auto per spiare, verremmo chiusi”. Ma tutto questo non è bastato, perché Pechino ha poi imposto una stretta alle Case.
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