Nel dopo Diess, Volkswagen continuerà a spingere sulla mobilità elettrica. Lo ha confermato oggi 1° settembre Oliver Blume in una riunione con i vertici del gruppo, nel suo primo giorno alla guida del colosso tedesco. In effetti, visti gli investimenti e l'attuale impronta del gruppo non c'erano grossi dubbi su questa direzione, ma inevitabilmente si guarda con grande curiosità alle prime mosse del super manager nel suo nuovo ruolo.

Blume del resto prende il timone in un momento certamente non facile a livello globale, in uno scenario internazionale sempre più imperscrutabile. Sicuramente anche in questo contesto dovrà mandare segnali di una discontinuità rispetto alla precedente gestione. E il campo in cui tutti si attendono un'accelerazione è quello del software.

Car guy vecchio stampo, con un passato lavorativo sempre all’interno del gruppo (Audi, Seat, Volkswagen, Porsche), Blume sa che per rimanere competitivi non si deve solo produrre auto elettriche ma che si deve anche sviluppare un ecosistema tecnologico basato su software e servizi avanzati e affidabili. Ed è su questo che si gioca la partita più delicata ormai.

Volkswagen ID.4 GTX (2021)

Il nodo del software

Secondo quanto riportato da Automotive News Europe, alla prima riunione da ceo del gruppo, Blume avrebbe affermato che la priorità di Volkswagen è quella di trovare un ritmo stabile nella sua trasformazione, senza strappi. Per questo avrebbe mostrato un piano in 10 punti che toccano aspetti finanziari, commerciali e produttivi per uno sviluppo consistente su tutti i mercati.

“Sono un fan della mobilità elettrica e sostengo questa strada – avrebbe affermato Blume, come riportato dalla Reuters – E manterremo questo ritmo di crescita. Anzi, dove possibile, accelereremo. Volkswagen deve evolvere secondo una strategia chiara e condivisa”.

E qui si viene al nodo del software, componente fondamentale per porre le basi della prossima generazione di elettriche: quelle del dopo MEB e derivate dal Progetto Trinity. Volkswagen, attualmente, ha in forza 10.000 ingegneri informatici e con la sua controllata Cariad sta correndo per lanciarsi all'inseguimento di Tesla, vista ancora da molti come un benchmark in questo specifico settore. 

Il progetto Volkswagen Trinity potrebbe essere stato preso in giro da Herbert Diess

Da Cariad all’outsourcing?

Se Herbert Diess (che ieri ha salutato tutti con un enorme grazie) era convinto che fosse necessario sviluppare una sola piattaforma digitale per tutti i brand del gruppo, Blume potrebbe diversificare il lavoro e rivolgersi anche a qualche fornitore esterno per avere prodotti maggiormente differenziati.

“È normale che la costituzione di una nuova società sia un processo lungo e oneroso – ha detto Blume riguardo a Cariad – Valuteremo le varie opzioni senza preconcetti e svilupperemo un piano d’azione da attuare in tempi brevi”. La priorità, oltre allo sviluppo di prodotti adeguati, è trovare una soluzione che garantisca agilità e flessibilità. A tal riguardo, anche il consiglio di amministrazione del gruppo si riorganizza.

Dirk Hilgenberg, ceo di Cariad

Da 12 a 9 membri del board

“L’interazione tra il gruppo, i gruppi di brand e i singoli brand è fondamentale per il successo di Volkswagen – ha detto Blume –. Per ridurre le complessità della gestione, ai singoli marchi verrà data una maggiore responsabilità commerciale mentre i vertici del gruppo stabiliranno gli obiettivi generali e le linee guida per l’attuazione operativa”.

Per dare seguito a questa primissima riorganizzazione, il Board of Management passerà da 12 a 9 membri, con Blume che manterrà responsabilità diretta su strategia, qualità, design e (appunto) software. Nel consiglio direttivo continueranno ad essere rappresentate le seguenti divisioni: Finanza, Risorse Umane, Truck&Bus, Affari Legali, IT, Tecnologia e Cina, oltre che ai vari gruppi dei marchi: Volume, Premium e Sport & Luxury.