Gli Stati Uniti aggiungono un altro pezzo alla collezione di iniziative per l’auto elettrica, che non può non far riflettere l'Europa. È un programma da 2,8 miliardi di dollari (2,86 miliardi di euro), che verranno investiti in progetti minerari e per la produzione di batterie. L’obiettivo, per nulla velato, è contrastare il dominio dell’Asia.

“Con i suoi sussidi e le sue pratiche commerciali sleali – è la presentazione del presidente Joe Biden –, la Cina si è impadronita di una parte significativa del mercato. Oggi stiamo facendo un passo in avanti per riprendercelo, anche se non tutto, con obiettivi coraggiosi”.

Pioggia di denaro

Finanziati dalla legge sulle infrastrutture da 1.000 miliardi di dollari, i fondi sono destinati a quasi 20 società che operano complessivamente in 12 Stati federati. La fetta più grande della torta va ad Ascend Elements, che riceverà 316,2 milioni per costruire un impianto produttivo di accumulatori.

Seguono Syrah Technologies (219,8 milioni), per espandere uno stabilimento dedicato alla lavorazione di grafite in Louisiana; Albemarle (149,7 milioni), per progetti su litio, grafite, nichel e riciclo; Piedmont Lithium (141,7 milioni), per lavorare “oro bianco” in Tennessee; Talon Metals (114,8 milioni), per uno stabilimento in Nord Dakota, e molti altri.

 

Il puzzle americano

Il piano aiuterà l’industria a stelle e strisce ad allinearsi agli obiettivi dell’Inflation Reduction Act (IRA), la discussa legge che prevede, tra le altre cose, di vincolare gli incentivi per auto elettriche all’uso di batterie prodotte con minerali estratti in Usa o Paesi con accordi di libero scambio.

Sempre della legge sulle infrastrutture sono i 7,5 miliardi per installare 500.000 stazioni di ricarica. Nei mesi scorsi è stato anche rispolverato il Defense Production Act (DPA), che dà a Washington la possibilità di imporre una lista di priorità alle imprese, in questo caso sulle materie prime per batterie.

Il target finale dell’amministrazione Biden è portare le vetture full electric e ibride plug-in al 50% del mercato nel 2030. E adesso ha una freccia in più nel suo arco, anche se qualcuno fa notare che manca ancora un tassello: la sburocratizzazione dei processi autorizzativi alle estrazioni.