L'Europa può fare a meno delle batterie cinesi entro il 2030: ecco come
Secondo gli esperti di Goldman Sachs, Ue e Stati Uniti possono già sganciarsi dalla dipendenza asiatica. Ma servono investimenti e politica
Addio alle batterie Made in China? A qualcuno potrebbe sembrare una visione ottimistica, eppure non mancano voci che parlano di un Occidente indipendente dagli accumulatori asiatici già nel giro di pochi anni. A sostenerlo sono gli esperti di Goldman Sachs.
In un report dedicato, visionato e riportato dal Financial Times, gli analisti della banca d'affari sostengono che Europa e Stati Uniti avrebbero le carte in regola per fare a meno delle batterie orientali entro il 2030. E anche guardando al peggiore degli scenari possibili, le importazioni sarebbero destinate a ridursi ben più di quanto ci si potesse aspettare fino a qualche anno fa.
Lista della spesa
Basterebbero 160 miliardi di dollari - meno di un ottavo degli investimenti previsti già dalle Case auto per l'auto elettrica - combinati a un concreto impegno da parte di politica e aziende, per salutare le batterie di Pechino e dintorni definitivamente. Una cifra che, secondo Goldman Sachs, dovrebbe essere ripartita in quattro grandi voci:
- 78,2 miliardi per le batterie
- 60,4 miliardi per la componentistica
- 13,5 miliardi per le estrazioni di litio, nichel e cobalto
- 12,1 miliardi per la raffinazione di queste materie prime
Rispettando questa “lista della spesa”, secondo Goldman Sachs, Ue e Usa riusciranno a centrare l’obiettivo. Ma il successo non dipenderà solo dal denaro. Sono (e saranno) anche le iniziative politiche e le attività di ricerca e sviluppo a far decollare definitivamente la produzione di accumulatori occidentale.
Protezionismo, riciclo e sodio
Una su tutte è l’Inflation Reduction Act (IRA) degli States, che premia il “made in Usa” attraverso una serie di incentivi ad automobilisti e aziende. Una legge che sta attirando diversi capitali dall’estero, Asia compresa. Colossi del calibro di LG e SK continueranno quindi a spostare parte delle loro attività Oltreoceano, liberando di fatto l’America dalle forniture straniere.
Un numero spiega tutto: stando alle previsioni, la quota di mercato dei produttori coreani salirà in 3 anni dall’11% al 55%. Insomma, il contestato protezionismo di Biden sembra dare i suoi frutti, tanto che pure l’Europa ci sta facendo in pensierino.
Dal canto suo, il Vecchio Continente deve insistere su progetti di riciclo e nuove chimiche delle batterie, come gli ioni di sodio. Percorrendo questa strada, avrà secondo lo studio la possibilità di salutare gli accumulatori cinesi e inaugurare la nuova era dell’elettrificazione europea. Adesso più che mai, però, è vietato perdere tempo.
Fonte: Financial Times
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