Così il mondo può mantenere gli impegni dell'Accordo di Parigi
L'ultimo studio di BloombergNEF mostra cosa devono fare (e non fare) Stati e aziende per mantenere il riscaldamento globale a 1,5 gradi
Sulla scia della deludente Cop27 di Sharm El-Sheik, dove l’Onu non ha preso nuovi impegni per la lotta alle emissioni, arriva ora uno studio di BloombergNEF che vale sia come una rassicurazione, sia come un monito: c’è ancora tempo per centrare il target dell’Accordo di Parigi, che punta a limitare il riscaldamento globale a 1,5 gradi.
Ma a una condizione: dopo l’appuntamento (mancato) in Egitto, Stati e aziende devono rimboccarsi le maniche per contenere il cambiamento climatico. Sono quindi due gli scenari studiati dagli esperti. E solo uno può ancora salvare il pianeta.
Vietato fermarsi
Il primo si chiama “Scenario di transizione economica (Ets)” ed è quello che immagina un futuro in cui i decisori politici non hanno fatto nulla in più per l’ambiente rispetto a quanto già messo nero su bianco oggi. In questa visione, rinnovabili ed elettrificazione dei trasporti ridurranno le emissioni di circa il 50% nel 2050.
Eolico e solare forniranno circa due-terzi dell’energia globale prodotta e, insieme alle batterie, rappresenteranno l’85% dei 23 terawattora (TWh) di nuova capacità installata nei prossimi tre decenni. Carbone, petrolio e gas raggiungeranno i picchi di consumo rispettivamente nei prossimi mesi, nel 2028 e 2030; poi partirà la parabola discendente.
Lo "Scenario di transizione economica (Ets)"
Ma tutto questo basterà? Purtroppo no. I combustibili fossili continueranno a essere presenti fra noi e rilasceranno circa 24,6 gigatoni di CO2 all’anno. Il risultato finale sarà che la temperatura sulla Terra salirà di 2,6 gradi: 1,1 gradi in più dell’obiettivo di Parigi.
La via giusta
Ecco perché c’è solo una strada da seguire: quella dello “Scenario net zero (Nzs)”, possibile soltanto con un’azione più decisa da parte di tutti. La chiave del successo saranno i nuovi investimenti in rinnovabili, elettrificazione, idrogeno, “carbon capture” e nucleare.
Sole e vento forniranno circa il 26% e il 48% del fabbisogno energetico, mentre il resto delle rinnovabili si assesterà al 7%. L’energia atomica farà il 9%, con il restante 10% garantito da idrogeno e fonti. Un grande contributo lo daranno trasporti, edifici e processi industriali green.
A traghettare il mondo verso le zero emissioni saranno soprattutto ai Paesi più sviluppati, cioè Stati Uniti, Regno Unito, Francia, Germania, Giappone e Australia. Più lenta, invece, la transizione di India, Indonesia e resto del mondo. Discorso diverso per la Cina, che mira a un mix di verde e fossile.
Lo "Scenario net zero (Nzs)"
Secondo gli analisti, imboccare questo percorso significa limitare il riscaldamento globale a un massimo di 1,77 gradi. Ci sono però sei aree in cui politica e imprese dovranno intervenire con forza:
- accelerare la diffusione delle soluzioni climatiche già mature
- sostenere lo sviluppo di nuove soluzioni climatiche
- gestire la transizione o l’eliminazione graduale delle attività ad alto impatto
- creare strutture di governance adeguate alla transizione climatica
- sostenere la transizione nei mercati emergenti e nelle economie in via di sviluppo.
- aumentare la fornitura di materie prime critiche
“Il nostro ‘Scenario net zero’ dimostra che esiste ancora un percorso credibile per raggiungere gli obiettivi dell’Accordo di Parigi, ma per arrivarci è necessaria un'azione immediata. La diffusione dell'energia pulita deve quadruplicare entro il 2030”, commenta David Hostert, autore principale del rapporto.
“Per essere sulla buona strada in questo decennio, è necessario investire 3 dollari nell'approvvigionamento a basse emissioni di carbonio per ogni dollaro di approvvigionamento di combustibili fossili”.
Fonte: BloombergNEF
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