L’Europa prepara la risposta agli incentivi per auto elettriche USA
L’Unione europea chiama a raccolta i 27 per raccogliere prove contro Washington e rivedere le regole sugli aiuti di Stato.
L’Europa prepara le contromosse all’offensiva dell’America. Sul banco degli imputati finisce sempre l’Inflation Reduction Act (IRA), accusato di falsare la concorrenza con i suoi incentivi protezionistici, che premiano le auto elettriche solo “made in USA”.
Stando infatti a un documento distribuito dalla Commissione europea fra i 27 Stati membri e visionato dalla Reuters, Bruxelles sta raccogliendo le prove sul fatto che i bonus statunitensi spostino Oltreoceano i progetti delle aziende.
Più aiuti di Stato
“Avete esempi – è l’interrogativo riportato dall’agenzia di stampa – di Paesi terzi dove la disponibilità di sostegno pubblico ha portato o porterà alla delocalizzazione di investimenti in settori strategici per la transizione verde dell’Ue?”
Un pacco batteria Mercedes
Ma non finisce qui. Fra le righe del testo, si scopre che l’Europa sta anche chiedendo suggerimenti su come migliorare le regole sugli aiuti di Stato. È questa la risposta che il Vecchio Continente dà a Washington: diventare più generosa con le imprese e aiutarne così la crescita.
“Secondo voi – è il secondo quesito –, sarebbe opportuno e/o utile aumentare l’entità degli aiuti per le imprese che operano in settori ritenuti effettivamente a rischio di delocalizzazione o di rilocalizzazione delle emissioni di carbonio?”.
Pochi giorni per decidere
Il questionario prosegue chiedendo se settori come eolico, solare, pompe di calore, idrogeno pulito, veicoli elettrici, batterie e materie prime critiche siano considerati strategici per gli obiettivi verdi del blocco e se le norme sugli aiuti di Stato siano adeguate. C’è tempo fino al 20 dicembre per rispondere.
“Prima di proporre misure, dobbiamo capire quanto sia grande il problema, per poi risolverlo”, commenta un funzionario Ue alla Reuters. “Per esempio, pensiamo sia molto importante valutare il punto di vista degli amministratori delegati, se si tratta di grandi investimenti, perché non è solo una questione di soldi”.
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