Il supercomputer Dojo di Tesla si fa o non si fa? Il progetto, lanciato in pompa magna, con il tempo ha visto affievolirsi un po’ l’entusiasmo. Tanto che alcuni hanno iniziato a parlare di flop. Ora però la Casa annuncia la costruzione di un supercomputer Dojo che richiederà un finanziamento di 500 milioni di dollari, pari a circa 460 milioni di euro.

Quindi, alla fine, Tesla torna con forza sul suo supercomputer, una macchina che è stata progettata da zero da un team interno di ingegneri e che Elon Musk vuole sfruttare come centrale di calcolo per sviluppare forme di intelligenza artificiale evoluta che possano essere utilizzate sia per la guida autonoma delle sue auto elettriche sia per il robot umanoide Optimus.

Una bella scommessa

Il mezzo miliardo di dollari stanziato consentirà la costruzione di un supercomputer nello stabilimento Tesla di Buffalo, nello stato di New York, dove avviene la produzione delle celle fotovoltaiche e di solar roof. Il nuovo Dojo andrà ad affiancarsi a quello già esistente, messo in funzione in estate, e come quest’ultimo, addestrerà l’intelligenza artificiale principalmente basandosi sull’elaborazione delle immagini provenienti dalle telecamere delle auto.

Fin qui, tutto secondo i piani, verrebbe da pensare. Il fatto è che lo stesso Elon Musk ha definito il supercomputer come un azzardo. Durante l’ultima conferenza sugli utili, il ceo di Tesla ha spiegato che potenzialmente può garantire utili molto alti ma che ci sono alte probabilità che il progetto non vada a buon fine. Quindi, che succede davvero?

 

Troppo specifico e… troppo costoso

Il fatto è che il Dojo, al momento in cui fu presentato (correva l’anno 2021), era effettivamente il computer dotato del chip più potente del mondo. Ma da quel giorno a oggi molte aziende hanno sviluppato prodotti equivalenti se non migliori. Al momento, quindi, acquistare un supercomputer prodotto da altri potrebbe dare gli stessi risultati in termini di prestazioni con costi minori.

In effetti Tesla sta investendo molto nei processori Nvidia dedicati all’intelligenza artificiale che saranno utilizzati per assemblare supercomputer che svolgeranno gli stessi compiti del Dojo. Elon Musk, insomma, si è dotato di paracadute d’emergenza, nel caso il suo Dojo dovesse fallire.

Il Supercomputer Dojo di Tesla

Il problema è anche che il Dojo, che è stato pensato per soddisfare le specifiche esigenze di Tesla e delle sue auto, ha chip altamente specializzati, mentre Nvidia o anche AMD offrono sul mercato prodotti più versatili, che possono essere utilizzati in diversi campi e che, oltretutto, possono essere rivenduti più facilmente una volta giunti al momento di essere sostituiti.

L’affare si complica ulteriormente. Nvidia infatti non è in grado di soddisfare del tutto le richieste Tesla: non ha abbastanza chip per tutti. Quindi, il Dojo, potrebbe tornare utile proprio per lavorare in affiancamento, andando a colmare quel gap tra le necessità della Casa e la capacità di soddisfarle da parte di aziende esterne. Ma come saranno in grado di interagire e coordinarsi i due sistemi resta da chiarire. Insomma, di fronte a tute queste variabili, il Dojo sembra davvero una scommessa. Lo dice anche Elon Musk.