La crisi delle batterie europee non si arresta
Nuova tegola per Northvolt, che chiude la sua fabbrica più grande e procede con i licenziamenti
L’Europa delle batterie sta affrontando un momento complicato. Molte Case stanno rivedendo i propri piani verso l’elettrico, sia per quanto riguarda la produzione delle auto sia per quanto riguarda la produzione di celle e accumulatori. La causa è da ricercarsi nel generale calo della domanda di vetture a zero emissioni che sta caratterizzando il mercato.
Volkswagen, Stellantis, Mercedes hanno già ridimensionato la strategia verso la transizione ecologica e le collegate PowerCo e ACC hanno tirato il freno sulla costruzione di nuove Gigafactory in giro per il mondo.
Anche Volvo, tra i brand più convinti che l’elettrico puro rappresenti la scelta migliore per il futuro, ha affermato di recente che nel 2030 venderà solo auto a batteria, ma con la postilla “a patto che ci siamo le condizioni commerciali per farlo”.
Northvolt ferma la produzione
In questo panorama, tra le realtà in difficoltà c’è Northvolt, la più grande azienda europea di produzione di batterie, che deve trovare un modo per contenere i costi e risollevare la propria situazione finanziaria. Northvolt, che ha stretto numerose partnership con le Case europee di cui sopra (Volvo e Volkswagen su tutte), qualche settimana fa ha iniziato a dire che si vede costretta a una profonda riorganizzazione interna per rimettere i conti in ordine.
Oggi ha fatto sapere che sospenderà la produzione nel suo stabilimento più grande, quel Northvolt Ett Upstream 1 situato a Skelleftea, e procederà a licenziare alcuni dipendenti (non ha specificato quanti). Oltre a questo, avvierà la ricerca di nuovi partner per gestire gli stabilimenti situati in Polonia e venderà un sito in Svezia progettato per la produzione di materiale catodico.
Northvolt ha fatto però sapere che le fabbriche svedesi di proprietà della NOVO (la joint venture con Volvo) e quelle di Northvolt Drei in Germania e Northvolt Sex in Canada, per ora, proseguiranno le attività normalmente.
Tra rimandi e rinunce
Che Northvolt stesse navigando in acque agitate lo si era capito da un po’ di tempo. Già riguardo alla IPO, l’azienda aveva deciso di rimandare ogni decisione al futuro, in attesa di tempi più favorevoli per esordire in Borsa. E poi c'era stato l'annuncio della chiusura del centro di Ricerca e Sviluppo in California.
Ma c’è di più. L’azienda svedese ha dovuto fare i conti anche con le difficoltà ad aumentare i volumi produttivi che hanno causato non pochi problemi. Proprio l'incapacità di rispettare delle scadenze sulle consegne ha spinto BMW ad annullare un ordine di celle del valore di 2 miliardi di euro. L’accordo tra l’azienda svedese e la Casa di Monaco era stato siglato a luglio 2020 e avrebbe dovuto garantire componenti per la costruzione delle batterie della iX e della i4.
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