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Northvolt non si arrende e cerca fondi per sopravvivere

I proprietari votano per continuare a produrre batterie. Ma servono i finanziatori

cella prismatica northvolt

Quando si dice “la speranza è l’ultima a morire”. L’azienda svedese Northvolt, promessa produttrice di batteriemade in Ue” per auto elettriche, prova infatti a superare la crisi nella quale è finita qualche mese fa, quando – alle prese con un mercato dei veicoli in calo – ha dovuto presentare istanza di fallimento negli Stati Uniti.

Adesso, però, i proprietari della società – tra i quali figurano Volkswagen e Goldman Sachs – votano per proseguire con le operazioni e, nel frattempo, andare a caccia di finanziatori che garantiscano la sopravvivenza dell’azienda.

“Si tratta di un risultato positivo che dimostra il sostegno dei nostri azionisti nel tentativo di realizzare la nostra ambizione e massimizzare il nostro valore”, dichiara il produttore scandinavo dopo la riunione, attraverso una mail riportata dalla Reuters.

“Northvolt continua a compiere progressi nel processo di ristrutturazione, incrementando al contempo la produzione e portando avanti la sua trasformazione”.

Volvo e Northvolt insieme per un centro di ricerca sulle batterie

Auto elettrica con batterie Northvolt

Recap

L’azienda viene fondata nel 2015 da due ex dirigenti Tesla e si presenta con la volontà di diventare il più grande produttore di batterie a basso impatto ambientale in Europa. Il progetto riceve grande sostegno dalle Istituzioni europee, alle quali fanno eco alcuni grandi gruppi come Volkswagen, BMW e Volvo.

A fine 2021, Northvolt mostra al mondo la prima cella prodotta nel suo stabilimento a Skelleftea. La società guarda poi altrove per costruire altre gigafactory, a cominciare dal Nord America, dove il Canada stanzia quasi 1 miliardo di euro per agevolare la costruzione nel 2023.

Ma ad agosto 2024 arriva la prima notizia allarmante: Northvolt rallenta i piani di espansione per tenere i conti in ordine e recuperare un rosso per 1 miliardo di euro. Così chiude il centro di ricerca e sviluppo in California (lasciando tutti a casa) e conferma di essere in ritardo sulla tabella di marcia. Tanto in ritardo che BMW annulla un ordine da 2 miliardi di euro, perché le celle non arrivano.

A settembre Northvolt intraprende altre azioni per contrastare la crisi e annuncia 1.600 esuberi, mentre a novembre presenta domanda di bancarotta secondo le leggi americane, con l’obiettivo di proteggersi dai creditori e continuare le operazioni, nella speranza di risanare il bilancio. Ci riuscirà?