Così l’auto elettrica crea posti lavoro
Il nuovo studio dell’Osservatorio TEA mostra una crescita dell’occupazione fra le imprese italiane che investono nei veicoli a batterie
Da mesi al centro di discussioni in aziende, palazzi del potere e studi televisivi, la crisi dell’auto tiene banco anche nel 2025. Però, mentre alcuni grandi gruppi fanno i conti coi posti di lavoro da mantenere, in Italia spunta un sottobosco di imprese che continua ad abbracciare l’elettrico.
I manifesti sono raccolti nello studio “Mobilità elettrica e industria italiana: i risultati della survey 2024”, presentato al ministero delle Imprese e del Made in Italy (Mimit) dall’Osservatorio TEA, che indaga sulle trasformazioni della filiera grazie alla guida del Center for Automotive & Mobility Innovation dell’Università Ca’ Foscari Venezia (CAMI) e del CNR-IRCrES.
Crescita dell’1,6%
Stando infatti all’analisi, nel periodo 2024-2027 oltre la metà delle imprese (precisamente il 51,9%) investirà in nuovi prodotti per l’auto, di cui il 31% in tecnologie legate all’elettrico. Queste ultime aziende sono proprio quelle che dichiarano una “maggiore propensione ad assumere competenze specializzate nel settore”.
“Emerge come nel complesso le imprese della filiera estesa non dichiarino impatti occupazionali particolarmente negativi a seguito dell’elettrificazione del veicolo, e sono soprattutto le imprese maggiormente innovative ed orientate all’elettrico a mostrare migliori prospettive occupazionali per il prossimo futuro, non soltanto per i ruoli professionali più qualificati e di ricerca, ma anche a livello di addetti diretti ed indiretti alla produzione”.
I numeri parlano di una crescita dell’occupazione pari all’1,6%. “La ricerca – commenta il professor Francesco Zirpoli, direttore dell’Osservatorio TEA – rende il quadro di una filiera estesa che non è esposta in modo particolare all’elettrificazione del drivetrain”.
“Le crisi in atto sono da attribuire prevalentemente ad una diminuzione significativa e generalizzata delle commesse che riguarda prevalentemente i fornitori che hanno un alto volume d’affari con Stellantis. L’analisi identifica un numero molto significativo di imprese che presenta alte potenzialità di crescita nel prossimo triennio. Sono quelle che investono più della media in innovazione e che dall’Italia sono cresciute verso l’estero”.
Focus software
A preoccupare gli esperti è invece la destinazione di alcuni capitali: solo il 3,8% delle imprese pronte a mettere nuove risorse si impegnerà sul software, che “rappresenterà invece uno dei principali terreni di sfida dei prossimi anni”.
“Perdurano – aggiunge il responsabile dati Giuseppe Calabrese – le difficoltà a trovare personale adeguato soprattutto per le posizioni più qualificate”.
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