Vai al contenuto principale

Fine di Northvolt e delle batterie europee: cosa è successo

L'azienda porta i libri in tribunale e, adesso, un curatore fallimentare si occuperà della pratica: i debiti sono troppi. La storia

cella prismatica northvolt

I soldi sono finiti. E con essi l’avventura di Northvolt. Il produttore di batterie svedese, il più grande e promettente d’Europa, ha presentato istanza di fallimento presso il tribunale locale mettendo fine alle proprie ambizioni di diventare un player di livello globale nel campo degli accumulatori per auto elettriche.

Che l’azienda navigasse in cattive acque era noto dalla fine dello scorso anno, quando si è rivolta al tribunale degli Stati Uniti per avviare le procedure di protezione contro una possibile chiusura. C’è stato un ultimo tentativo di trovare i fondi per andare avanti, ma - come si apprende ora - è fallito.

Ora tocca al curatore fallimentare

“L’azienda non è più in grado di garantire le condizioni finanziarie necessarie per proseguire le attività “, ha fatto sapere Northvolt in una comunicazione ufficiale. Il gruppo svedese, a gennaio, aveva un debito pari a circa 8 miliardi di euro: una cifra troppo alta per consentire la sopravvivenza.

Dal giorno della fondazione, risalente al 2016, l’azienda aveva accumulato un capitale sociale di oltre 10 miliardi di euro grazie agli ingenti investimenti di società come Volkswagen, che detiene il 21% delle azioni, o Goldman Sachs (19%).

 

In una comunicazione alla stampa e agli investitori, Northvolt fa sapere che “un curatore fallimentare nominato dal tribunale svedese supervisionerà ora il processo che porterà alla vendita dell’azienda e di tutti i suoi beni e alla liquidazione dei debiti”.

Un veloce declino

Fondata da due ex dirigenti Tesla, Northvolt lavora anni per mettere a punto la sua prima cella agli ioni di litio. Esce nel 2021 dallo stabilimento di Skelleftea, in Svezia, e tutto sembra andare a gonfie vele. Si parla di piani di espansione sia in Europa che in Nord America. Il Canada sostiene con 1 miliardo di euro la costruzione di una gigafactory nel 2023. Ma il mercato rallenta, la produzione stenta a decollare e ad agosto 2024 si iniziano a vedere segni di crisi.

C’è una profonda riorganizzazione aziendale. Si chiude un centro di ricerca e sviluppo in California e si rivalutano i piani di espansione. Intanto BMW lamenta un così tanto ritardo nelle consegne che si vede costretta ad annullare un ordine dal valore di 2 miliardi di euro. Poi, poco dopo, l’istanza al tribunale americano e, adesso, a quello svedese. Northvolt ci ha provato, ma - a conti fatti - non ce l’ha fatta.

Fotogallery: Volvo e Northvolt insieme per le batterie del futuro