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Le vendite di auto elettriche raddoppiano (ma un anno fa erano ferme)

A premiare i numeri di aprile è anche la paralisi del mercato nel 2024, figlia dell’annuncio degli incentivi. Che ora può ripetersi

Ricarica auto elettrica
Foto di: Shutterstock

L’auto elettrica raddoppia. Succede ad aprile, in Italia, dove le vendite crescono del 108% rispetto allo stesso mese dell’anno scorso, quando i numeri si erano fermati a quota 3.200, contro le oltre 6.600 immatricolazioni di ora.

Positivi anche i risultati del primo quadrimestre (29.637 vendite, +79%) e quelli del market share, che sale al 4,8% ad aprile e al 5,1% a gennaio-aprile (l’anno scorso era rispettivamente al 2,4% e 2,8%). Ma ci sono un paio di considerazioni da fare.

Auto elettriche in Italia Vendite Quota di mercato
Aprile 6.643
(+108,2%)
4,8%
Gennaio-aprile 29.637
(+79,4%)
5,1%

Il 2024 horribilis

Prima di tutto, l’inizio del 2024 era stato caratterizzato da un sostanziale blocco delle vendite. Colpa dell’effetto annuncio dei nuovi incentivi, promessi come imminenti e poi, purtroppo, arrivati in ritardo. L’attesa aveva frenato gli automobilisti dall’acquisto di un’auto elettrica, che avrebbero potuto comprare scontata solo poche settimane dopo. Naturale quindi il forte segno “più” del 2025, al netto dell’arrivo di vetture più economiche.

L’Ecobonus non è stato successivamente confermato. Pochi giorni fa, però, la sorpresa: gli incentivi torneranno nei prossimi mesi, grazie al dirottamento dei fondi del Pnrr destinati alle colonnine di ricarica.

Si tratta di risorse che non sarebbero state spese a causa dei bandi andati deserti, fra scarso interesse del mercato verso la mobilità elettrica (come sostiene il ministero dell’Ambiente, titolare della misura) e diverse criticità nei testi (come sostengono invece le imprese partecipanti), per esempio i tempi stringenti di esecuzione dei lavori e le difficoltà a individuare le aree idonee.

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I pericoli del 2025

Il rischio, adesso, è che si replichi il copione dell’anno scorso. Diverse aziende temono infatti un secondo effetto annuncio, perché alla previsione dei nuovi incentivi mancano informazioni come la data di partenza. Al momento sappiamo solo che la Commissione europea darà il via libera alla revisione del Pnrr entro fine giugno.

Nel frattempo andranno sia definita la platea dei beneficiari (in base a Isee e residenza), sia predisposta la piattaforma di prenotazione dei contributi, anche se c’è la possibilità che venga riutilizzata la stessa dell’anno scorso.

“Sarà decisivo conoscere tutti i dettagli della misura, da cui dipenderanno la platea dei beneficiari e il successo dell’iniziativa, e andrà definita in tempi rapidi la messa a terra delle risorse, per scongiurare effetti penalizzanti sul mercato”, aveva commentato Fabio Pressi, presidente di Motus-E, alla pubblicazione delle prime indiscrezioni.

Lo stesso timore viene espresso da Andrea Cardinali, direttore generale di Unrae:

“Siamo rimasti un po’ spiazzati dalla notizia degli incentivi, del tutto inattesi e decisi senza alcuna consultazione. Soprattutto preoccupa il fatto che siano stati annunciati senza essere ancora pienamente definiti. Il rischio, ancora una volta, è quello di una paralisi della domanda. Gli incentivi dovrebbero arrivare come decisioni notturne, non come promesse da rincorrere”.

Eventuali effetti negativi si vedranno a giugno e, forse, anche in parte di maggio. Ma questo è lo scenario da evitare.