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La crisi colpisce anche le startup cinesi: il caso Neta

La Casa orientale, specializzata in auto elettriche, avvia la procedura di fallimento, chiudendo un triste cerchio aperto un anno fa

Hozon Neta GT

Da stella nascente a stella cadente delle startup cinesi di veicoli elettrici. Si compie così la parabola di Neta Auto, promettente costruttore di vetture a batterie che avvia una procedura di fallimento all’ombra della Grande Muraglia. Troppi i debiti accumulati nell’ultimo anno, a conferma che la crisi, purtroppo, può colpire tutti: non solo le Case occidentali, ma anche quelle in Cina.

La notizia era nell’aria, perché nei giorni scorsi era circolato online un video che immortala circa 100 dipendenti della Casa riuniti nella sede a Shanghai per chiedere il pagamento degli stipendi arretrati al presidente Fang Yunzhou, senza successo.

Si chiude un triste cerchio

Al momento, Neta non avrebbe abbastanza beni da rivendere per far fronte alle spese. Agli impiegati non resta che aspettare la liquidazione fallimentare, che chiuderà il triste cerchio aperto l’anno scorso, quando la Casa era finita al centro di procedimenti giudiziari per inadempienze debitorie.

Hozon Neta GT

Hozon Neta GT

Hozon Neta GT

Parte degli interni della berlina elettrica cinese

Dal canto loro, i lavoratori sostengono di aver diritto a stipendi non pagati già da novembre, stesso periodo in cui il costruttore aveva licenziato quasi la metà dei dipendenti, pari a oltre 2.900 persone.

Vendite in caduta libera

Oltre a questa cifra, a testimoniare le difficoltà di Neta Auto ci sono anche i numeri delle vendite degli ultimi due anni. Erano 152.000 le immatricolazioni della Casa nel 2022, crollate a quota 127.500 nel 2023 e a 64.500 nel 2024. Nella prima parte del 2025, le unità consegnate sono state appena 110. Adesso tocca chiudere i battenti o aspettare un acquirente, come Toyota.