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Dovevano conquistare l'Europa, invece le kei car sbarcano in Cina
Pechino valuta una categoria di veicoli elettrici simile alle vetturine giapponesi. Obiettivo: migliorare la sicurezza

Foto di: Motor1.com Deutschland
Alberto Carmone 
Di: Alberto Carmone
15 mag alle 14:30
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Le kei car giapponesi potrebbero presto diventare il modello di riferimento per una nuova categoria di auto elettriche cinesi.
La Cina, infatti, sta valutando la creazione di uno standard nazionale per piccole EV economiche ispirate proprio alle celebri mini car nipponiche, con l’obiettivo di rilanciare le vendite interne e offrire una soluzione sicura e regolamentata ai milioni di utenti che oggi utilizzano microvetture elettriche prive di adeguati standard di sicurezza. Una strategia che potrebbe avere effetti enormi non solo sul mercato cinese, ma anche su quello globale.
I motivi e i primi passi verso le nuove leggi
La proposta arriva da Cui Dongshu, segretario generale della China Passenger Car Association (CPCA), che ha suggerito di creare una categoria specifica di piccole elettriche urbane sulla falsariga delle kei car giapponesi. In Giappone queste vetture rappresentano circa un/terzo dell’intero mercato automobilistico e sono diventate fondamentali per la mobilità urbana e rurale grazie a dimensioni compatte, costi contenuti e agevolazioni fiscali.
Le kei car tradizionali rispettano parametri rigidi: lunghezza massima di 3,4 metri e motori inferiori ai 660 cc. La Cina vorrebbe reinterpretare questo concetto in chiave elettrica, definendo limiti per dimensioni, potenza e autonomia, così da creare una nuova fascia di EV accessibili e standardizzate.
L’idea nasce da un problema concreto. Negli ultimi anni milioni di cittadini cinesi, soprattutto anziani e residenti nelle aree rurali, hanno utilizzato le cosiddette “laotoule”, microvetture elettriche low cost spesso prive di airbag, strutture rinforzate e sistemi di sicurezza adeguati. Tra il 2012 e il 2016 queste vetture sono state coinvolte in oltre 830.000 incidenti, causando circa 18.000 morti. Per questo motivo Pechino ne ha vietato la circolazione dal 2024, lasciando però scoperta una fetta enorme di domanda.
Secondo la CPCA, le nuove mini EV potrebbero rappresentare il compromesso ideale: economiche ma sicure, semplici da guidare e adatte a un utilizzo urbano o locale. Tra le proposte c’è persino una nuova patente “C7”, con esame semplificato dedicato soprattutto agli anziani e ai neopatentati.

BYD Racco (Kei Car) al Japan Mobility Show 2025
Foto di: Motor1.com Deutschland
Le Case si portano avanti
Nel frattempo alcune Case si stanno già muovendo. BYD ha presentato in Giappone la Racco, una piccola elettrica lunga appena 3,39 metri, dotata di Blade Battery da 20 kWh, autonomia WLTC di 180 km e ricarica rapida fino a 100 kW. Il prezzo di partenza è equivalente a circa 14.000 euro. Sul mercato cinese esistono già modelli ultracompatti come la Bestune Pony, proposta a meno di 4.000 euro (sempre equivalenti), o la Chery QQ3, che ha raccolto quasi 57.000 ordini.
L’obiettivo della Cina, però, va oltre il mercato interno. Una categoria standardizzata di mini EV potrebbe diventare perfetta per l’export verso il Sud-Est asiatico, l’India e altri mercati emergenti dove le vetture compatte e a basso costo dominano le vendite. Inoltre, l’Europa stessa, dopo aver fatto un pensierino sulle kei car, sta incentivando le piccole elettriche, chiamate invece e-car, con modelli come la Renault 5 o la futura Volkswagen ID. Polo, che puntano a prezzi inferiori ai 25.000 euro.
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Fonte: Motor1.com Germany
Fonte: Electrek
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