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Luca De Meo lascia Renault: qual è l'eredità all'auto elettrica?

Ha posto le basi per nuove auto elettriche, inclusa quella economica (Twingo), e riorganizzato l'azienda. Ora va nel settore del lusso

Luca De Meo

Luca De Meo lascia. Non tanto Renault, ma - e questa forse è la notizia vera - il mondo dell'auto in generale. Il manager milanese, classe 1967, ha preso il timone della Casa francese nel 2020 e ha traghettato il brand verso un futuro a zero emissioni. Ieri ha salutato tutti e, a sorpresa, ha detto addio.

In questi ultimi 5 anni a capo della Casa della Regie ha fatto molto. E forse ha giudicato il suo compito in Renault terminato. Ma De Meo ha fatto di più. Si è fatto portavoce di un settore, quello dell'automotive europeo, che deve in qualche modo ritrovare una compattezza e una coerenza.

Ora saluta quel mondo in cui è nato e cresciuto per raccogliere nuove sfide nel settore del lusso, diventando ceo del gruppo Kering, che possiede marchi come Gucci, Saint Laurent, Balenciaga, Bottega Veneta e chi più ne ha più ne metta. Ma cosa lascia?

Il rilancio di Renault con l'auto elettrica

Partiamo da Renault. La Casa Francese era sull'orlo della bancarotta o quasi. Nel 2020 aveva chiuso l'anno con perdite record di 8 miliardi di euro. De Meo ha rilanciato il gruppo. Lo ha fatto rinnovando la gamma e scommettendo sull'auto elettrica, sia con modelli nuovi (Megane e Scenic, per esempio) sia con modelli che strizzano l'occhio al passato (R5 e R4).

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Sempre restando sul tema del prodotto, ha anche posto le basi per le zero emissioni per tutti. Lo ha fatto con la Twingo, anch'essa omaggio a una prima generazione di una vettura rimasta nel cuore di moltissimi automobilisti, che arriverà nel 2026 a un prezzo di meno di 20.000 euro. Ma non si è fermato qui. De Meo ha dato vita a una profonda ristrutturazione aziendale.

  • Ha consolidato il ruolo del marchio Dacia, che si è potuto fregiare di aver piazzato in cima alla classifica delle auto più vendute d'Europa la sua Sandero
  • Ha dato un futuro ad Alpine, che diventerà solo elettrica con modelli che - ma è ancora tutto da dimostrare - manterranno inalterato il Dna del brand di Dieppe
  • Ha creato la divisione elettrica Ampere, per avere una struttura più agile e reattiva sul fronte della mobilità a zero emissioni
  • Ha lanciato il marchio Mobilize che si concentrerà su soluzioni di micromobilità e car sharing
  • Ha rinegoziato gli equilibri all'interno della grande alleanza che lega Renault, Nissan e Mitsubishi
Renault 4 E-Tech elettrica

Renault 4 E-Tech elettrica

Foto di: Renault

Insomma, In questi 5 anni De Meo ha effettivamente posto le basi per il futuro di Renault. In un certo senso, ha aperto un nuovo ciclo e, una volta che la macchina per realizzare la strategia che lui stesso ha definito Renaulution, cosa poteva ancora fare?

Gli appelli all'Europa

Luca De Meo, a dire il vero, ha fatto pure altro. Anche in qualità di presidente dell'ACEA, ruolo che ha ricoperto fino a dicembre dello scorso anno, ha spesso aperto tavoli di discussione con le istituzioni europee per cercare soluzioni che rafforzassero il ruolo del comparto automobilistico del Vecchio Continente di fronte alle minacce provenienti dall'estero (soprattutto da Oriente).

Ha chiesto che si rivedessero le limitazioni sui motori termici, spiegando che il mercato non era pronto per assecondare lo stop definitivo fissato al 2035. A marzo 2024 ha scritto una lettera aperta all'UE per chiedere una politica industriale coerente e lungimirante per il settore automobilistico.

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La Renault Twingo elettrica avrà un prezzo di partenza di meno di 20.000 euro

A ottobre 2024 ha addirittura proposto la creazione di un consorzio europeo, sulla falsa riga di quanto è accaduto con Airbus, che si concentrasse sulla realizzazione di citycar elettriche economiche e supercompetitive in grado di contrastare il successo crescente della Cina. La proposta è stata rinnovata non più tardi di un mese fa.

Le istituzioni non si sono rivelate particolarmente ricettive. Anzi, al momento proseguono le discussioni ma non tornano sui propri passi. I limiti sulle emissioni restano, il divieto alla vendita di vetture con motore endotermico tra 10 anni pure. E le misure a sostegno dell'automotive sono insufficienti a rendere uno dei nostri comparti più preziosi competitivo a livello internazionale.

Che sia anche per questo che Luca De Meo ha deciso di dare l'addio a questo mondo? Difficile a dirsi, in questo momento, visto che il diretto interessato non ha ancora rilasciato una dichiarazione ufficiale. Ma il timore che uno che su LikedIn si definisce prima di tutto "Car enthusiast" se ne sia andato perché si è sentito tradito c'è. Pensare che abbia scelto un nuovo incarico lontano dalle quattro ruote solo per soldi è forse riduttivo.