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Ricarica e colonnine

Basta furti di rame alle colonnine: parte la guerra ai ladri

Dalle telecamere di sorveglianza alle guaine antitaglio, le aziende combattono un fenomeno che costa milioni e danneggia gli automobilisti

BP colonnine fornite da ABB

Francesco Barontini Francesco Barontini

Di: Francesco Barontini

20 ott 2025 alle 07:00

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C’è un problema crescente, quando si parla di colonnine di ricarica. Sempre più spesso, infatti, impostandone una come destinazione per pieno di elettroni all'auto elettrica, capita di trovarla fuori uso. Succede, in media, 1 volta su 5.

Il problema è legato al furto dei cavi di rame. Insomma, immaginate la frustrazione di raggiungere il luogo della ricarica e trovare il connettore tranciato. Inizialmente si pensava a casi isolati, ma l’affare (chiamiamolo così) è redditizio e gli episodi sono in aumento. Tanto che i gestori delle infrastrutture parlano di fenomeno grave, contro il quale si devono prendere contromisure serie. Ma quali?

Un danno da milioni di euro

In Germania, EnBW, uno dei maggiori operatori del Paese, afferma di aver subito oltre 900 furti in più di 130 stazioni dall’inizio dell’anno e che il danno economico è consistente. Il costo medio di riparazione di un cavo tranciato ammonta a circa 3.500 euro. Facendo un rapido calcolo: 3,15 milioni di euro spesi in 8 mesi.

EnBW charging point

EnBW charging point

“A questo costo - ha fatto notare un portavoce di EnBW ad Automotive News Europe - si deve sommare il mancato guadagno conseguente al fatto che la colonnina non può essere utilizzata. Aggiungendo questa parte il danno totale è ancora più alto”.

Il problema dei furti di rame dai cavi delle colonnine di ricarica non riguarda solo l’Europa. Anche negli Stati Uniti ci sono denunce crescenti da parte delle aziende che gestiscono le reti. Electrify America ha confermato che ogni episodio ha un costo di diverse migliaia di euro, tra riparazione, materiale, manodopera e interruzione di servizio.

Hyundai Ioniq 6 presso una stazione di ricarica rapida Electrify America

Hyundai Ioniq 6 presso una stazione di ricarica rapida Electrify America

Servono pene più severe

Ci sono quindi società che hanno aumentato la sorveglianza all’interno delle stazioni di ricarica. Alcune hanno montato telecamere per tenere sotto controllo tutte le colonnine nel sito. Altri hanno rivestito i cavi con guaine antitaglio e altri ancora installato dei sistemi di allarme con tanto di sirene per scoraggiare i malintenzionati.

Non solo. Si chiede infatti che vengano adeguate le leggi per infliggere pene più severe a chi compie crimini di questo tipo. In questo senso, un tribunale di Lipsia ha già aperto processi per “danni alle infrastrutture pubbliche”: un’accusa ben più grave di quella di semplice furto.

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