Pubblicato il nuovo report di Motus-E sulle infrastrutture pubbliche: ecco quante sono, dove sono e come potranno diventare sempre di più

Il 2020 è finito da poco e Motus-E tira le somme per la mobilità elettrica dell'anno appena concluso. Lo fa con un report annuale arrivato alla seconda edizione che prova anche a scattare una fotografia di come l’Italia si stia muovendo di fronte alla transizione energetica.

L’associazione parte da una considerazione di massima: la crescita della mobilità elettrica è alimentata principalmente da due fattori: l’arrivo sul mercato di sempre più modelli, alcuni dei quali dai costi più accessibili, e lo sviluppo di un’infrastruttura di ricarica. Riguardo al primo aspetto, le cose stanno velocemente evolvendo, come dimostrano ad esempio tutti i modelli a zero emissioni attesi per il 2021. Ma la situazione è rapida in evoluzione anche riguardo al secondo aspetto.

La crescita c’è

Nonostante la pandemia e un generale rallentamento dell’economia, lo scenario italiano sta migliorando tanto a livello di rete di ricarica. Secondo le stime di Motus-E, a dicembre 2020 erano attivi 19.324 punti di ricarica sparsi per lo Stivale, dislocati in 9.709 stazioni accessibili al pubblico.

Evoluzione infrastruttura e punti di ricarica pubblici in Italia

Il 21% di queste, però, risulta attualmente non utilizzabile dagli utenti a causa di un mancato collegamento alla rete elettrica o per via della mancanza di autorizzazioni. In ogni caso, il dato si traduce in una crescita del 39% su base annua con una ripartizione delle colonnine così composta:

  • 80% su suolo pubblico
  • 20% su suolo privato a uso pubblico (supermercati o centri commerciali).

Rispetto al primo report di Motus-E, risalente al settembre del 2019, la crescita dei punti di ricarica è stata addirittura dell’81% (da 10.647 a 19.324) mentre guardando ai dati dell’ultimo trimestre del 2020 la crescita di punti di ricarica è stata del 16% mentre quella delle stazioni del 15%.

Un mix ancora “lento”

Per quanto riguarda il mix di colonnine presenti, la situazione è ancora fortemente sbilanciata verso punti a corrente alternata, che rappresentano il 96% del totale. Questi, definiti punti di ricarica a potenza standard, si dividono a loro volta in punti a ricarica lenta o slow (fino a 7 kW) e punti a ricarica accelerata o quick (tra i 7 e 22 kW). Solo il 4% delle colonnine è in corrente continua o, come si dice, a potenza elevata. Tra queste, si usa poi la distinzione tra colonnine veloci o fast (tra 22 e 50 kW) e ultraveloci o ultrafast (superiori a 50 kW).

  • AC (slow e quick), fino a 22 kW: 96%
  • DC (fast e ultrafast), oltre 22 kW: 4%
Tesco Volkswagen EV chargers

Il divario Nord-Sud

Guardando alla dislocazione geografica delle colonnine si scopre che il 57% delle infrastrutture si trova al Nord, mentre il 23% è presente al Centro e il 20% al Sud e nelle isole maggiori. La Lombardia guida la classifica con 3.326 installazioni (3.326 punti).

Seguono Piemonte 10,6% ed Emilia-Romagna, Lazio, Veneto e Toscana, che si attestano attorno al 9% ciascuna. Queste sei Regioni, insieme, coprono più del 60% del totale delle colonnine presenti in Italia e hanno contribuito per il 63% alla crescita complessiva della rete a livello nazionale.

  • Lombardia: 3.326
  • Piemonte: 2.048
  • Emilia-Romagna: 1.827
  • Lazio: 1.739
  • Veneto: 1.732
  • Toscana: 1.713
  • Trentino-Alto Adige: 915
  • Sicilia: 835
  • Puglia: 773
  • Sardegna: 549
  • Liguria: 534
  • Campania: 523
  • Marche: 446
  • Umbria: 455
  • Abruzzo: 449
  • Calabria: 449
  • Friuli-Venezia Giulia: 388
  • Valle d’Aosta: 329
  • Basilicata: 159
  • Molise: 115

Il confronto con gli altri

L’Italia si inserisce in un contesto europeo in cui la distribuzione delle colonnine di ricarica è altrettanto disomogenea, con alcuni Paesi dotati già di una rete capillare e ben strutturata e altri invece in cui la strada da percorrere è molto più lunga.

Motus-E, nel suo report annuale, si concentra nel confronto con i 4 Stati che più spingono sull’elettrico: Olanda (terza assoluta dietro solo a Cina e USA), Germania, Regno Unito e Norvegia.

  • Cina: 552.000 punti di ricarica pubblica
  • USA: 79.000 punti di ricarica pubblica
  • Olanda: 61.974 punti di ricarica pubblica
  • Germania: 43.776 punti di ricarica pubblica
  • Regno Unito: 36.500 punti di ricarica pubblica
  • Norvegia: 16.950 punti di ricarica pubblica

La necessità della PUN

La situazione attuale, secondo Motus-E, rappresenta un buon punto di partenza, ma non può essere considerata sufficiente a sostenere una diffusione rapida delle auto a zero emissioni, che al momento, in Italia, hanno raggiunto le 100.000 unità circolanti.

La speranza è che entri in funzione in tempi ragionevoli una Piattaforma Unica Nazionale (PUN) che porti alla creazione di un unico database ufficiale, facilmente consultabile, che permetta di avere informazioni precise inerenti le colonnine pubbliche presenti in base a potenza e distribuzione geografica.

Electric vehicle charging station sign in parking bay

Una piattaforma di questo tipo, interpolata con dati inerenti la densità della popolazione delle singole aree geografiche e la distribuzione delle vetture elettriche sul territorio, sarà uno strumento indispensabile per una crescita armonizzata dell’infrastruttura di ricarica, che sarà progettata tenendo conto delle reali esigenze degli automobilisti.  

Un piano coordinato

Motus-E conclude l’analisi del panorama attuale fissando i 2 obiettivi principali di quella che ha definito Missione e-Mobility Italia, una strategia di lungo periodo con il fine di portare alla decarbonizzazione dei trasporti entro il 2050.  

  • Sviluppare una rete di ricarica pubblica capillare
  • Agevolare l’installazione di infrastrutture di ricarica private

Perché il piano si realizzi, Motus-E ha fissato una serie di azioni necessarie:

  • Semplificazione dell’iter burocratico per l’installazione delle colonnine
  • Inserimento delle colonnine di ricarica tra le fattispecie esentate dal Canone Patrimoniale Unico
  • Velocizzazione dei tempi di allaccio da parte dei distributori dell’energia
  • Pianificazione insieme ai distributori di energia delle installazioni HPC sulla rete a media tensione
  • Definizione di un piano nazionale di colonnine ad alta potenza

Affinché queste azioni possano essere attuate in modo proficuo e coordinato, infine, l'associazione propone la nascita di una cabina di regia che agisca a livello nazionale per agevolare una crescita il più possibile uniforme e armonizzata. In questo senso la proposta è di:

  • Accentrare la responsabilità dei finanziamenti e del monitoraggio delle installazioni verso il Ministero
  • Prevedere una deroga alla normativa sugli aiuti di Stato per le infrastrutture di ricarica pubbliche, come già attuato, ad esempio, in Germania, Regno Unito e Francia
  • Creare la Piattaforma Unica Nazionale (PUN) di tutte le colonnine ad accesso pubblico e raggruppando le categorie in un’unica modalità di gestione dei fondi, formando una graduatoria unica nazionale con assegnazione diretta agli operatori
  • Creare un meccanismo di collaborazione virtuoso tra Regioni e distributori di energia per l’individuazione delle esigenze di ricarica in base ai flussi di traffico e dei nodi in cui la rete possa accogliere potenze di connessione elevate (HPC)
  • Finanziare anche le tecnologie HPC oltre alle ricariche quick e fast
  • Considerare un potenziamento della rete di distribuzione sia per venire incontro alle esigenze dei clienti EV sia per favorire la penetrazione di soluzioni per la ricarica smart.

Il report di Motus-E è disponibile in versione integrale cliccando qui.