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Quest'auto elettrica dimostra che le Case occidentali possono fare bene in Cina

La Electra L7 di Buick (parte del gruppo GM) si guida alla grande. Peccato che resterà confinata nel Paese del Dragone

Buick Electra L7
Foto di: Ralph Hermens

Quasi ogni giorno, si legge qualcosa sul crollo dei marchi occidentali in Cina. Ma personalmente - scrive Kevin Williams, giornalista di InsideEVs US - sono stanco di sentirne parlare.

I racconti sono quasi sempre gli stessi: “La Cina mette in crisi l’intero settore auto”, o “BYD dominerà il mondo”, oppure ancora “i marchi stranieri farebbero meglio ad arrendersi, perché non riusciranno mai a recuperare il ritardo”. Allo stesso tempo, i detrattori insistono sul fatto che l’ascesa dell’industria automobilistica cinese sia poco meritata e che le vendite siano dovute solo a nazionalismo e basso costo del lavoro.

Ammetto di aver scritto anch’io articoli di questo tipo, ma oggi trovo entrambe le narrazioni stanche e incomplete. Non necessariamente sbagliate, ma incapaci di spiegare davvero perché i marchi cinesi abbiano conquistato il mercato interno e, adesso, anche quelli esteri: le auto.

E, al confronto, le nostre fanno una pessima figura.

Buick Electra L7

Buick Electra L7

Foto di: Buick

Questo è apparso evidente durante la nostra visita al Salone dell’Auto di Shanghai, all’inizio dell’anno. Prendiamo Volkswagen: è stato il primo marchio occidentale a sfondare in Cina e per decenni ha avuto enorme successo. Ma basta sedersi su una ID.3 e poi su un modello Nio, Xpeng o Chery per notare la differenza. I prodotti occidentali si basano spesso su modelli di generazioni precedenti, leggermente aggiornati per un pubblico che si pensava non potesse pretendere di meglio. Oggi, invece, i consumatori cinesi sanno esattamente cosa vogliono.

Negli ultimi due anni, un periodo lunghissimo per lo sviluppo auto in Cina, alcuni marchi “stranieri” stanno iniziando a capire come competere. Durante il mio ultimo viaggio, in occasione dell’AI Day di Xpeng, ho cercato due modelli: la Ford Bronco EREV e la Buick Electra L7. La Ford non era ancora arrivata nelle concessionarie, ma la Buick sì.

E bastano pochi minuti in una concessionaria di Guangzhou per capire una cosa: i marchi occidentali sanno ancora fare buone auto elettriche, quando vogliono. Il problema è che non le vedremo mai sui nostri mercati.

La Buick Electra L7 è importante perché segna una svolta. Buick è stata per oltre 20 anni la spina dorsale delle attività di General Motors in Cina, grazie anche alla joint venture con SAIC. Per anni ha venduto milioni di auto localizzate, come la Excelle o la GL8. Quel successo ha persino salvato il marchio dalla chiusura nel 2008.

Buick Electra L7
Foto di: Kevin Williams/InsideEVs

Oggi però la semplice localizzazione di modelli globali non basta più. Le vendite Buick in Cina sono crollate e GM ha iniziato a perdere denaro. I modelli elettrici basati sulla piattaforma Ultium non hanno funzionato come sperato, portando a tagli di prezzo e cancellazioni.

La risposta è Xiao Yao, una nuova piattaforma sviluppata con SAIC, pensata per PHEV, EREV e BEV, con maggiore flessibilità e dimensioni più equilibrate. Su questa base nasce l’Electra L7, una berlina fastback elettrica ad autonomia estesa, elegante e proporzionata.

L’Electra L7 è spinta da un motore elettrico posteriore da 338 CV, alimentato da una batteria da 40,2 kWh, affiancato da un quattro cilindri turbo da 1,5 litri. Il design esterno è convincente, ma è l’abitacolo a sorprendere: materiali morbidi ovunque, sedili riscaldati e ventilati, silenziosità elevata e un infotainment rapido e moderno.

È un’auto che finalmente può competere con le migliori berline cinesi di fascia medio-alta, anche nel prezzo: da circa 24.000 dollari, fino a 31.000 per la versione Avenir.

 

Peccato non poterla guidare. E peccato che probabilmente non la vedremo mai fuori dalla Cina. La piattaforma, le batterie e il software sono profondamente legati alla filiera cinese, e GM sta cercando di ridurre questa dipendenza in Nord America.

Eppure, l’Electra L7 dimostra che i marchi occidentali possono ancora competere in Cina, se ascoltano il mercato e collaborano davvero. Non è l’unico caso: Volkswagen lavora con Xpeng, Ford con JMC, Toyota con partner locali.

È un peccato non poter vivere queste auto. Ma se i costruttori “stranieri” continueranno su questa strada, potrebbero ancora giocarsi le loro carte.