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Autonomia e ricarica in autostrada: cosa mi ha insegnato la smart #5

Tutto quello che già si sapeva, tra consumi adeguati a trasferte (anche lunghe) e non solo: il mio racconto

smart #5, la ricarica alla stazione IPlanet

Foto di: Motor1 Italia

Massimo Grassi Massimo Grassi

Di: Massimo Grassi

12 set 2025 alle 07:00

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La smart #2, erede della fortwo, sta per arrivare. Una notizia attesa a lungo, soprattutto in Italia, dove la piccola due-posti tedesca ha registrato vendite da record. Una citycar ridotta ai minimi termini per quanto riguarda le dimensioni, a rappresentare l'altra faccia della medaglia di smart, che con la nuova vita (a metà fra Mercedes e Geely) ha rimpolpato la propria gamma con auto ben più grandi, arrivando fino ai 4,7 metri della #5.

Un'ammiraglia con forme da SUV, spazio a non finire e un'anima puramente elettrica, come il resto dei modelli della Casa. Una smart che, per qualcuno, di smart (inteso come intelligente) ha poco. Ma in realtà ha molto. Vi spiego perché.

Ma guarda un po'

Banco della mia prova l'autostrada tra Milano e Padova, una piatta lingua di asfalto lunga 245 km. Percorrenza che sulla carta non dovrebbe far paura alla smart #5 Summit - batteria da 94 kWh netti con autonomia dichiarata di 540 CV che si porta a spasso due motori per 587 CV in totale -, ma sappiamo bene come tra il dire e il fare, quando si parla di elettrico, ci sia un mare di "se". 

smart #5

smart #5

Foto di: smart

Così inizia la mia traversata, partendo con gli accumulatori stracolmi di elettroni a segnare una carica del 100%. Il caldo di settembre non aggredisce, ma l'aria condizionata soffia fresco dalle bocchette. Anche perché a bordo siamo in 5 (comodi, in una smart, roba che a dirla qualche anno fa vi avrebbero dato del pazzo) e l'ambiente potrebbe scaldarsi in un attimo. Vuoi rinunciare a un po' di musica in sottofondo? Ma nemmeno per sogno.

E che dire della velocità? Il limite è di 130 km/h e io, rispettoso delle regole, lì mi plafono. Certo, il consumo cresce. D'altra parte così è anche per chi viaggia con benzina e diesel. Risultato: un rispettabilissimo 22 kWh/100 km. Non è record. Bisogna però tenere a mente che si tratta di un SUV lungo 4,7 metri, con peso che sfiora le 2,4 tonnellate. 

smart #5, gli interni

smart #5, gli interni

Foto di: smart

Il comfort è di alto profilo così come la qualità, anche se il maxi monitor centrale da 13" sistemato perfettamente parallelo alla plancia soffre i riflessi di luce, risultando a volte illeggibile nella parte destra. Orientarlo verso il guidatore avrebbe giovato. 

Attaccati e aspetta (poco)

Ben più di 200 km dopo, ecco Padova. Consumata circa metà batteria. Spremendola a fondo si potrebbe anche fare dietrofront e tornare all'ombra della Madonnina. Sfidando ogni ansia da ricarica. Meglio fare il pieno. 

Tappa alla stazione di ricarica IPlanet. Un luogo che a qualcuno potrebbe sembrare strano, perché al fianco delle colonnine ci sono anche classici distributori di benzina e diesel. A ognuno il suo. Certo, in questo caso il guidatore elettrico potrebbe essere vittima di invidia nei confronti di chi viaggia con motori termici, non costretti a sorbirsi lunghe pause per ricaricare. 

ricarica-smart

La ricarica a più di 400 kW della smart #5

Foto di: smart

Gioco, partita, incontro. Ma anche no. Perché se è vero che i 5 minuti per un rifornimento di carburante ancora non si battono, la piattaforma a 800 Volt della smart #5 le permette di ricaricare a una potenza massima di 400 kW: proprio quella erogata dalla colonnina (o colonnona) IPlanet. Sogno o realtà?

È tutto vero. Il dichiarato dice che in 20 minuti si passa dal 10% all'80% dell'autonomia. L'auto di un collega, arrivata praticamente in riserva sparata, in 12 minuti arriva al 60% toccando i 400 kW di potenza, per poi scendere a 200 kW quando un'altra #5 viene attaccata alla seconda presa. Ricarica salomonica. 

Chiavi? Dove andiamo non servono chiavi

Mi perdoneranno i colleghi (dei quali non farò i nomi) protagonisti di una disavventura composta da un ingrediente principale: partenza da Milano e perdita (rocambolesca) delle chiavi dall'auto. Risultato: alla prima sosta in autogrill auto spenta e addio ripartenza. Che fare? 

Chi alle auto moderne critica anche la tecnologia potrebbe ricredersi: telefonata al quartier generale di smart Italia, richiesta di condivisione della chiave virtuale, invio di un link sullo smartphone e via verso nuove avventure. Se mi posso dire - in parte - d'accordo con chi non si esalta per ogni novità software o di infotelematica, in questo caso ben venga una modernità furba e utile. Di quelle capaci di fare la differenza tra un viaggio tranquillo a una (lunghissima) sosta obbligata in atteso della chiave di scorta.

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