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Quanto costa ricaricare un'auto elettrica: tariffe e consigli

Scopri le tariffe delle colonnine AC, Fast e Ultra-Fast, il ruolo del caricatore di bordo e quando gli abbonamenti fanno risparmiare

Tariffe ricarica auto elettrica 2026: confronto gestori e costi

Chi compra un'auto elettrica si accorge presto di una cosa: il "pieno" non dipende solo dal prezzo dell'energia. A fare la differenza sono la potenza della colonnina, il caricatore di bordo dell'auto, il gestore scelto e, soprattutto, il tipo di tariffa.

Basta ricaricare sempre alla colonnina sbagliata o ignorare un abbonamento conveniente per ritrovarsi a spendere centinaia di euro in più ogni anno. Conoscere come funzionano le diverse soluzioni è il modo migliore per ridurre i costi senza cambiare le proprie abitudini.

Prima di tutto: conta il caricatore di bordo dell'auto

Chi non conosce l'auto elettrica pensa fondamentalmente che la velocità e la potenza di carica dipendano solo dalle colonnine che si trovano. Sbagliato: quando si ricarica in corrente alternata (AC), ovvero alle classiche colonnine cittadine o alla presa di casa, un elemento fondamentale da conoscere è il quantitativo di energia che la propria auto può assorbire tramite il caricatore di bordo (On Board Charger, OBC).

Il compito dell'OBC è convertire l'energia alternata della rete in corrente continua per la batteria. Di solito, le automobili più comuni possono assorbire in AC fino a 7,4 kW (in monofase), oppure 11 kW o – le più prestazionali sotto quest'ottica – fino a 22 kW (in trifase). Dall'altro lato del cavo, infatti, la colonnina in AC ha spesso un limite massimo di 22 kW: se la tua auto ha un caricatore di bordo limitato a 7,4 kW, caricherà a quella velocità anche se la colonnina potrebbe erogare di più. In questo caso il limite lo fa l'auto.

Il discorso cambia radicalmente per le colonnine Fast o Ultra-Fast (HPC) in corrente continua (DC). In questo caso il caricatore di bordo dell'auto viene bypassato: è la colonnina stessa a convertire l'energia e a inviarla direttamente alla batteria.

Qui il limite di potenza è spostato molto "più in alto" e dipende dall'architettura interna dell'auto (come il voltaggio della batteria e il sistema di raffreddamento) e da quanta potenza può offrire la colonnina.

I tetti massimi sono ormai i più disparati: a seconda dei modelli, si può arrivare a picchi di oltre 250 o 350 kW.

<p>Anche alle colonnine Ewiva si può ricaricare senza app o tessere</p>

Anche alle colonnine Ewiva si può ricaricare senza app o tessere

Le colonnine non sono tutte uguali

In Italia le infrastrutture pubbliche si dividono sostanzialmente in tre categorie.

Ricarica AC: la soluzione più economica

Le colonnine in corrente alternata sono quelle che si trovano più facilmente nei centri cittadini, nei parcheggi pubblici, nei supermercati, negli hotel e nelle aziende. Generalmente hanno potenze comprese tra 7,4 e 22 kW e rappresentano la soluzione più conveniente per chi può lasciare l'auto in sosta per qualche ora.

Nel 2026 le tariffe in Italia oscillano mediamente tra 0,45 e 0,70 euro/kWh, a seconda dell'operatore e dell'eventuale abbonamento. Sono perfette per chi ricarica mentre lavora, fa shopping oppure durante la notte.

Fast DC: il giusto compromesso

Le colonnine Fast in corrente continua erogano generalmente tra 50 e 100 kW. Si trovano sempre più spesso lungo le principali arterie stradali e permettono di recuperare una buona autonomia in tempi relativamente brevi.

Le tariffe sono più elevate rispetto all'AC e oggi si collocano generalmente tra 0,60 e 0,85 euro/kWh. Per molti automobilisti rappresentano il miglior compromesso tra velocità e costo, soprattutto durante gli spostamenti extraurbani.

Ultra-Fast DC: velocità massima, ma costa di più

Le colonnine Ultra-Fast superano normalmente i 150 kW e, nei modelli più recenti, possono arrivare anche oltre i 300 kW. Sono pensate principalmente per chi viaggia spesso in autostrada e vuole ridurre al minimo il tempo della sosta.

Naturalmente non tutte le auto riescono a sfruttare queste potenze: ogni modello ha un proprio limite massimo di ricarica in corrente continua e, superata una certa percentuale di batteria, la velocità diminuisce progressivamente.

Anche il prezzo cresce. In Italia le tariffe possono arrivare a 0,90-1 euro/kWh, rendendo questa soluzione la più costosa. Per questo motivo conviene utilizzarla quando serve davvero, ad esempio durante un lungo viaggio.

Quanto costano davvero 100 km?

Il costo reale dipende da due fattori: quanto consuma la propria auto e dove si ricarica. Un'elettrica moderna consuma mediamente tra 15 e 20 kWh ogni 100 chilometri, anche se il dato varia in base alla stagione, alla velocità e al percorso.

Con una ricarica prevalentemente domestica o in AC pubblica, percorrere 100 km può costare pochi euro. Se invece si utilizzano quasi esclusivamente colonnine Fast o Ultra-Fast, il risparmio rispetto a benzina e diesel si riduce sensibilmente.

Ecco perché chi percorre circa 20.000-25.000 km all'anno ottiene il massimo vantaggio quando riesce a effettuare la maggior parte delle ricariche a casa o sulle colonnine AC, riservando la corrente continua solo ai viaggi.

Foto di: Motor1 Italy

Abbonamenti: spesso fanno risparmiare, ma solo se sono adatti alle proprie abitudini

Uno degli aspetti più sottovalutati riguarda gli abbonamenti proposti dagli operatori. Oggi quasi tutti i principali gestori presenti in Italia offrono formule mensili con un certo quantitativo di kWh incluso oppure tariffe scontate dedicate agli utenti iscritti.

Quando vengono sfruttati davvero, possono abbassare in maniera significativa il costo della ricarica, arrivando in alcuni casi a ridurre il prezzo del kWh di decine di centesimi rispetto alla tariffa standard.

Naturalmente non sono sempre la scelta migliore. Se si percorrono pochi chilometri oppure si ricarica quasi esclusivamente a casa, si rischia di pagare un canone mensile senza utilizzare tutta l'energia inclusa.

Al contrario, chi utilizza frequentemente le colonnine pubbliche può recuperare rapidamente il costo dell'abbonamento e ottenere un risparmio concreto nel corso dell'anno.

Prima di sottoscriverne uno conviene verificare:

  • quanti chilometri si percorrono mediamente ogni mese;
  • quanti kWh vengono realmente ricaricati sulle colonnine pubbliche;
  • se lo sconto vale solo sulle colonnine AC oppure anche sulle Fast e Ultra-Fast;
  • cosa succede una volta terminati i kWh inclusi.

In molti casi bastano pochi minuti di calcolo per capire se l'abbonamento permette davvero di spendere meno oppure no.

<p>Plenitude On The Road</p>

Plenitude On The Road

Foto di: Motor1 Italy

Attenzione alle tariffe a tempo

Alcuni gestori continuano a proporre tariffe basate sul tempo di occupazione della colonnina invece che sull'energia effettivamente prelevata. In questi casi bisogna prestare molta attenzione.

Se l'auto sta ricaricando lentamente perché la batteria è quasi piena, è molto fredda oppure il modello supporta una potenza limitata, si rischia di pagare parecchio pur ricevendo pochi kWh.

Il problema è ancora più evidente in AC: un'auto dotata di caricatore di bordo da 7,4 kW impiegherà inevitabilmente più tempo rispetto a un modello da 11 o 22 kW, rendendo le tariffe a tempo decisamente meno convenienti.

Come scegliere il gestore giusto

Guardare soltanto il prezzo al kWh è un errore. Vale la pena considerare anche la copertura della rete, la disponibilità delle colonnine nelle zone che si frequentano abitualmente, l'affidabilità dell'app, gli eventuali costi di occupazione dopo la ricarica e le promozioni dedicate agli abbonati.

Chi utilizza soprattutto l'auto in città dovrebbe privilegiare un operatore con una rete AC capillare. Chi viaggia spesso in autostrada, invece, farà bene a verificare la presenza di colonnine Fast e Ultra-Fast lungo i percorsi abituali.

Molti automobilisti, inoltre, scelgono di avere due operatori diversi: uno principale, utilizzato nella vita di tutti i giorni, e un secondo come alternativa durante i viaggi. Una soluzione semplice che permette di trovare più facilmente una colonnina disponibile e, in molti casi, anche di spendere meno.