La sfida tra Trump e Biden si infiamma su energia e mobilità, dalla "mazzata" all'elettrico al piano da 500.000 colonnine: ecco i piani

Mentre il globo è attanagliato dal Coronavirus c’è una sfida che non può fermarsi, quella delle elezioni americane, in calendario per il prossimo 3 novembre. Una duello, quello tra Donald Trump e il candidato democratico Joe Biden, che si interseca con un’altra battaglia: la lotta ai cambiamenti climatici. E proprio su questo fronte, auto elettriche incluse, la corsa alla Casa Bianca vede due approcci diametralmente opposti. Vediamo perché.

Trump e l'obiettivo di "cancellare" Obama

Sin dalla campagna elettorale vinta contro Hilary Clinton, Trump ha fatto dello scetticismo rispetto al climate change uno dei perni della sua azione, dichiarando di voler smontare pezzo a pezzo quanto realizzato dal suo predecessore Barack Obama.

Una promessa recentemente mantenuta anche sul fronte auto, con la drastica revisione degli obiettivi di efficienza dei veicoli. Una “mazzata” all’auto elettrica che trova le sue radici nel 2017, quando da Detroit l’allora neo eletto Trump disse: “Lavorerò senza sosta per eliminare le normative che vogliono uccidere l’industria”.

Il processo di smantellamento del lavoro di Obama è proseguito poi, con fortune alterne, anche contro il cosiddetto Clean Power Plan, pensato per penalizzare le generazione elettrica da fonti fossili, e con la clamorosa decisione di far uscire gli Stati Uniti dall’Accordo sul clima di Parigi del 2015.

Biden e l’auto elettrica

Vicepresidente con Obama alla Casa Bianca, Biden ha introdotto uno dei primi disegni di legge negli States sul tema dei cambiamenti climatici nel 1986, schierandosi all’epoca contro la dipendenza dal carbone.

Il suo programma elettorale punta su un piano monstre da 1.700 miliardi di dollari per raggiungere al 2050 il 100% di energia rinnovabile nel Paese con emissioni nette pari a zero. Il piano, chiamato Clean Energy Revolution, prevede anche l’installazione entro il 2030 di 500.000 stazioni di ricarica per auto elettriche, lo stop ai sussidi alle fonti fossili e la creazione di un fondo da 400 miliardi per la R&S nel campo delle rinnovabili. In materia di energia l’unico punto di contatto con Trump riguarda lo sviluppo del nucleare “hi-tech”, che sarebbe virtualmente zero emission, ma presenterebbe comunque criticità quando si parla di rifiuti.

Da notare però che rispetto all’area più ambientalista del Partito Democratico Usa - che trova una leader di spicco nella deputata Alexandra Ocasio-Cortez, acerrima nemica di Trump - Biden ha cercato di tenere una linea più cauta sul fracking, la tecnica di perforazione estremamente impattante sull’ambiente che ha consentito agli States di diventare il primo produttore di petrolio al mondo.