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Tesla assume un pezzo grosso di Apple: ecco cosa ha in mente Musk

Pescato da Cupertino Michael Rihani, l'uomo dietro Apple Pay e non solo, con l'intento di migliorare ancora l'esperienza degli utenti

Tesla Model 3, in due anni dimezzati i difetti

Francesco Barontini Francesco Barontini

Di: Francesco Barontini

9 lug 2020 alle 10:30

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Che si possa parlare di fenomeno Tesla è incontestabile. Il boom a Wall Street, i guadagni da capogiro e il primato di capitalizzazione, così come i volumi produttivi in crescita continua e le nuove e Autopilot sono dati incontestabili.

Ma il successo porta con sé anche qualche grattacapo per il marchio di Palo Alto. Con l’aumento delle Tesla in circolazione, infatti, la rete dei Supercharger per quanto anch'essa in crescita (qui i numeri) sta diventando sempre più affollata e Oltreoceano non è così raro dover aspettare prima di riuscire ad attaccarsi alla spina.

Tesla balla da sola

Per risolvere l’inconveniente e migliorare l’esperienza cliente, Tesla ha assunto Michael Rihani, pezzo grosso di Apple che ha seguito i programmi Apple Card e Apple Pay e che è stato chiamato da Elon Musk per snellire le procedure di ricarica e migliorare il servizio Supercharger.

La scelta della Casa di sviluppare un proprio sistema di colonnine è sempre stata vista come una grande intuizione, ma evidentemente si è arrivati al punto in cui bisogna fare un ulteriore passo in avanti ed evidentemente servivano rinforzi "di peso".

Tesla Supercharger

Un sistema già efficiente

Cosa potrà fare Rihani in questo senso? La procedura di ricarica presso un Supercharger è già semplicissima: si arriva, si attacca la spina, si attende che colonnina e auto si riconoscano e il rifornimento di energia parte da solo. Staremo a vedere cosa verrà fuori da questa nuova e interessantissima cooperazione.

Il pagamento avviene in automatico attraverso la carta di credito che l’automobilista ha registrato sull’auto. Sempre che debba pagare, perché su Model S e Model X la ricarica in passato è stata concessa gratuitamente, anche se come abbiamo visto ora la situazione è cambiata, portando in compenso un deciso abbassamento dei listini.

Certo, non mancano i casi di automobilisti che hanno riscontrato alcuni malfunzionamenti, e l’uomo proveniente da Cupertino potrebbe risolverli, ma potrebbe servire altro per evitare le lunghe code che si formano dove le Tesla sono maggiormente diffuse, come ad esempio le zone di Los Angeles e San Francisco, come dimostrano le tante testimonianze in rete.

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