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Fusione nucleare: perché l'Italia può essere tra i primi al mondo
Entra nella fase operativa il progetto Dtt dell'Enea nel centro di Frascati: eccellenza della ricerca importante anche per l'economia

Pietro Cardone 
Di: Pietro Cardone
17 set 2020 alle 10:28
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L'Italia vuole essere in prima fila con il suo Centro per la fusione nucleare. I lavori per metterlo in funzione sono stati ufficialmente avviati dall’Enea - l'Agenzia nazionale responsabile tra l'altro anche dell'Italian Battery Alliance - presso il proprio polo di Frascati.
Il centro sarà aperto a scienziati e ricercatori di tutto il mondo e si proporrà sul panorama internazionale come elemento di congiunzione e di coordinamento tra varie altre iniziative sulla fusione nucleare. Permetterà la condivisione delle informazioni e la cooperazione per accelerare la ricerca e la messa a punto di soluzioni all’avanguardia sul tema della produzione di energia dalla fusione nucleare.
I soggetti coinvolti
Il progetto, del valore di circa 600 milioni di euro, è stato realizzato grazie al sostegno finanziario del ministero dello Sviluppo Economico e quello dell’Istruzione, dell’Università e della Ricerca, della Regione Lazio, della stessa Enea, di Eni, della Banca Europea degli investimenti e di altri partner che sono entrati a far parte del consorzio Create.

Tutti i soggetti coinvolti hanno portato alla nascita della società Dtt Scarl, ente che attivamente avvierà la fase di ricerca e sperimentazione della Dtt (Driverter Tokamk Test), una macchina che servirà per trovare e mettere a punto nuovi metodi per ricavare energia dalla fusione nucleare.
Fusione di nuova generazione
Tra gli obiettivi: cercare risposte alle criticità legate alla gestione degli enormi flussi di potenza prodotti dal plasma combustibile, vagliare vantaggi e svantaggi dell’utilizzo di nuovi materiali e trovare metodi per il contenimento delle elevatissime temperature che si raggiungono durante la fusione stessa.

Un volano per l’economia
Il nuovo Centro italiano per la fusione nucleare, che opererà in un settore che l’Italia considera strategico, potrà avere anche importanti ricadute economiche.
Si pensa infatti che possa generare, insieme ad altre iniziative collegate, un indotto pari a circa 2 miliardi di euro e che possa creare 1.500 nuovi posti di lavoro altamente qualificati, di cui 1.000 nell’indotto e 500 diretti. Senza contare che raggiungere per primi al mondo risultati significativi in questo campo potrebbe avere riflessi straordinari e ancora difficili persino da delineare.
E del resto, se quello che è considerato l'uomo del momento, Elon Musk, ha voluto ringraziare Dallara per il contributo alle missioni spaziali di Space X e si è rivolto a un'azienda italiana anche per rivoluzionare i metodi produttivi dell'auto, vorrà dire qualcosa sulle eccellenze del nostro Paese.
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