Elemento fondamentale per la transizione energetica, il rame sta andando incontro a uno spike di prezzo per cui Pechino si è già mossa

Cos’hanno in comune auto elettriche, pale eoliche e pannelli fotovoltaici? Contribuiscono alla decarbonizzazione, certo, ma c’è anche un’altra cosa che li accomuna: hanno bisogno di rame. Come spiegano gli esperti del Baker Institute for Public Policy della Rice University di Houston, la transizione energetica richiede infatti una quantità di rame cinque volte superiore rispetto all’uso di combustili fossili.

Presto quindi la fornitura mondiale di questa materia prima potrebbe essere messa a dura prova. E la Cina si sta preparando a giocare un ruolo fondamentale in quello che si preannuncia un superciclo del rame, ossia un periodo di domanda molto alta a cui i produttori faticheranno a stare dietro.

“Un gorilla di 800 libbre”

I primi segnali sarebbero all'orizzonte. Alla fine dello scorso febbraio, le prospettive del mercato green hanno alzato il prezzo del rame fino a raggiungere il livello massimo degli ultimi dieci anni sul New York Mercantile Exchange (Nymex), la principale piazza mondiale per prodotti energetici.

Come si inserisce la Cina in tutto questo? Col suo 8%, è uno dei maggiori produttori al mondo di rame, dietro al campione Cile (28%) e davanti agli Stati Uniti (6%). “Se il dominio della Cina nella fornitura di terre rare è l’elefante nella stanza della transizione energetica globale, il rame è il gorilla di 800 libbre”, è l’esempio fatto dagli esperti per dare un’idea della dimensione degli affari cinesi.

Questo grazie non solo a una forte produzione interna, ma anche agli investimenti all’estero con cui Pechino ha astutamente giocato d'anticipo. Secondo l’American Enterprise Institute (Aei), tra il 2005 e il 2020 le aziende cinesi hanno investito più di 56 miliardi di dollari in miniere e riserve di rame al di fuori dei confini.

Uno sforzo coordinato

Ma qualcosa bolle in pentola anche sotto alla Grande Muraglia per fronteggiare l'imminente superciclo del rame. Per esempio, grazie all'“Istituto di ricerca sulle tecnologie e gli strumenti per la protezione ambientale”, che attira le menti più brillanti da tutti i punti cardinali del Paese, Nanchino si propone come prossima capitale dell’innovazione tecnologica, un settore su cui Pechino sta investendo tanto.

Inutile sottolineare che le materie prime critiche per l'elettrificazione saranno uno dei temi chiave su cui si concentreranno le attività di ricerca. La zona è il cuore pulsante dell’economia cinese e genera da sola il 40% del Pil, tanto che il presidente Xi Jinping ha sottolineato l’importanza della regione durante una visita nell’ottobre scorso.

Secondo gli esperti, questa combinazione tra iniziative locali e indirizzi dall'alto potrebbero fare della Cina il dominus del mercato del rame nei prossimi anni, con riflessi geopolitici ancora tutti da decifrare. L'Europa ha già dimostrato di non voler stare a guardare, ma è evidente che servirà un importante coordinamento degli sforzi per non passare dalla dipendenza dal petrolio a quella dalle materie prime critiche, su cui Pechino vuole evidentemente costruire una sua leadership globale.