L'auto elettrica radical chic e la transizione del ministro Cingolani
Il responsabile della Transizione ecologica rallenta ancora sulla mobilità elettrica e spinge il mild hybrid: "Sviluppiamo motori a basso costo"
I motori termici avranno davvero vita breve? Secondo molti sì, secondo tanti altri no. Tra quelli del secondo schieramento si è ufficialmente aggiunto oggi, un po’ a sorpresa, anche il ministro della Transizione ecologica, Roberto Cingolani.
Secondo lui, la fine del motore a scoppio non è poi così vicina. Anzi. A suo avviso la barriera a un’elettrificazione veloce è sempre la stessa: gli alti costi di produzione delle batterie, che si riflettono sul prezzo finale dell’auto elettrica. Cosa fare nel frattempo? La parola chiave è mild-hybrid.
“No one left behind”
Intervenuto all’evento Green Week, tenuto a Parma, il ministro è partito da alcune premesse per zittire “i geni che dicono 'Da domani andiamo in elettrico'”: “Io – ha spiegato – sono il primo a volere l’auto elettrica”, ma in Italia ci sono circa “35 milioni di automobili, di cui 13 milioni Euro 0, 1 e 2”. Un pacchetto che “da solo inquina più di tutte le altre vetture”.
“Allora – continua Cingolani – noi ecologisti radical chic, che poi manifestiamo, andiamo da queste 13 milioni di famiglie e diciamo 'Ah, tu sei uno zoticone, devi prendere l’auto elettrica perché lo Stato ti incentiva'”.
Per Cingolani il rinnovo elettrico del parco auto è frenato dal fatto che una vettura a batteria “costa esattamente il doppio di una corrispondente endotermica nel segmento B. Quindi di che stiamo parlando? Stiamo prendendo in giro la gente. È ovvio che qualcuno può permettersi una macchina da 60.000-100.000 euro. E per fortuna, perché quella è la prima penetrazione. Figuratevi se io sono contro l’auto elettrica. On the contrary, mi piace moltissimo. Però la transizione deve essere di massa”.
In più, aggiunge, “l’industria non è pronta”. C’è da dire che, in realtà, molte Case hanno già annunciato i loro piani di conversione. E che forse i calcoli sui prezzi sono un filo "spannometrici".
La ricetta
La soluzione? “Cominciamo a mettere una produzione di batterie in Italia come hanno fatto Francia e Germania, così ci avvieremo a essere più competitivi e ad abbassare i costi”. E per fortuna su questo è arrivato l'annuncio della Gigafactory di Stellantis a Termoli.
“Nello stesso tempo – va avanti il ministro – sviluppiamo motori a basso costo, casomai mild-hybrid”, così “consentiamo a chi non potrebbe, per 5-6-7 anni e allo stesso prezzo di 15.000 euro, di prendersi una macchina che inquina 3mila volte di meno delle Euro 0 e 1”.
Il traguardo
Nel frattempo, “prepariamo la transizione all’elettrico, che tra 6-7 anni avrà costi di penetrazione più bassi e mettiamo più di 20.000 colonnine, trasformando quasi tutta l’energia elettrica in rinnovabile, per ricaricare le batterie con energia pulita”.
“Se oggi – fa l’esempio – regalassi a tutti un’auto elettrica, come vogliono i radical chic dell’ecologia, e poi gli dicessi di ricaricarla alle colonnine che vanno a termoelettricità e producono CO2, sarebbe tutto un imbroglio”. La strategia, invece, è “ far crescere la domanda del mezzo elettrica con l’offerta del mezzo elettrico, e la domanda di energia elettrica rinnovabile per ricaricare le batterie con l’offerta di colonnine pulite. Così ha senso, ma non si può fare in 24 mesi”.
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