Delocalizzazioni e perdita di competitività: nella maggioranza si fanno largo timori per il settore. Ma una risposta ci sarebbe: il Pnrr

Nei giorni in cui la Cina mostra i muscoli al Salone di Shanghai, facendo vedere al mondo quanto la sua industria automotive stia evolvendo grazie all’elettrico, in Italia la politica prova a rimanere aggrappata a queste dinamiche industriali riaprendo il dibattito sul futuro elettrico dell’automotive nazionale.

E gli appelli in questa direzione arrivano in modo bipartisan all'interno della maggioranza, coinvolgendo nel caso specifico Lega e Movimento 5 Stelle.

“Attrezzarsi per l’offerta”

L’industria italiana ed europea, nota il ministro dello Sviluppo economico, Giancarlo Giorgetti, non può lasciare in mano alla Cina lo sviluppo del settore elettrico, perché “sarebbe beffardo che l’Europa con le sue risorse benefici le aziende cinesi che producono autobus e camion elettrici”.

Non solo. Parlando ai microfoni di Radio Confapi il ministro insiste infatti su questo punto, sottolineando che “ci sono tanti miliardi stanziati dal Recovery plan” e “forse è il caso che l'industria italiana ed europea si attrezzi nell'offerta rispetto a una domanda così incentivata dal pubblico”. Un aspetto, conclude Giorgetti, di cui sta parlando anche con i suoi omologhi di Francia e Germania.

MG ZS EV Electric Car Battery

Batterie italiane

C’è poi il delicato tema delle batterie, su cui a suonare l’allarme sono i deputati M5S, Luca Sut e Giuseppe Chiazzese. “Dopo che Stellantis aveva annunciato una partenza col turbo nella produzione di batterie per l'elettrico”, spiegano i due in una nota, “apprendiamo del grave rischio che tutto possa essere spostato in Spagna”.

“Oltre che un errore strategico con ricadute dal punto di vista occupazionale”, aggiungono i deputati, “questa scelta sarebbe molto dannosa per la transizione ecologica ed energetica del nostro Paese, pietra angolare del Piano nazionale di ripresa e resilienza”.

Parlamento

Da qui l’appello. “Non possiamo rimanere indifferenti davanti alla possibilità che un settore chiave anche in ottica Pnrr, quello delle batterie, prenda la via dell'estero con ricadute occupazionali negative e spreco di eccellenze”, affermano Chiazzese e Sut, “perdere la possibilità di produrre accumulatori per le auto in casa nostra sarebbe un pesante colpo alla trasformazione che abbiamo avviato e il Governo non lo deve permettere”.

E in attesa di poter vedere finalmente la versione finale del Pnrr, noi non possiamo che sperare di trovare nel documento qualche sorpresa positiva per l'auto elettrica italiana rispetto alla sua precedente stesura.