Londra ha deciso lo stop a benzina e diesel prima di tutti, ma adesso rischia di rimanere indietro nella corsa alle Gigafactory

Non è poi così lontano il 2030, quando in UK scatterà il divieto di vendere nuove auto a benzina e diesel. Il Paese sembra in ritardo sulla tabella di marcia data all’elettrificazione, soprattutto in tema batterie, e la mezza boccata d’ossigeno data dai 5 anni in più per dire addio anche alle ibride plug-in non sembra bastare.

L’Europa, da cui il Regno Unito si è allontanato dopo la Brexit, e la Cina, leader incontrastato del mercato, sono avanti dal punto di vista industriale. Londra si è mossa nel tentativo di tornare in carreggiata, mettendo sul piatto 1 miliardo di sterline per avviare una catena di approvvigionamento, ma gli analisti dicono che tutto questo non sarà sufficiente per pareggiare con i competitor.

Serve unità

L’agenzia Benchmark Mineral Intelligence stima infatti che, entro il 2035, la Gran Bretagna avrà bisogno di almeno 175 GWh totali di capacità da celle per accumulatori, che serviranno a rifornire circa 3 milioni di veicoli elettrici. Al momento, però, i numeri dicono che nel 2030 si arriverà a 56,9 GWh.

Produzione di sistemi a batteria Mercedes-Benz EQS

Non basteranno quindi i piani di Nissan per costruire una Gigafactory a Sunderland e quelli di Britishvolt per mettere in piedi un impianto da 30 GWh entro il 2027. Colpa, secondo alcuni addetti ai lavori, di un vero piano nazionale di elettrificazione, che finora ha portato a puntare su tante startup, invece che su grandi società con grandi impianti.

Soluzioni e competitor

La Critical Mineral Association ha chiesto un organismo di coordinamento centrale, mentre il Dipartimento per la strategia aziendale (BEIS) ha deciso di correre ai ripari, affermando che quest’anno pubblicherà una strategia infrastrutturale.

Intanto, però, l’Ue si è data più tempo e corre più veloce. Bruxelles ha stanziato molti fondi per sostenere diversi progetti. Il totale delle Gigafactory europee sarà 38, comprese quella di Tesla a Berlino, quelle di Stellantis (Italia inclusa) e quelle di Volkswagen sparse per tutto il Vecchio Continente. E in Regno Unito molti non sono contenti: "Il Governo deve svegliarsi e investire nella catena di approvvigionamento", ha affermato Matt Windle, amministratore delegato di Lotus.