L'allarme di T&E: "Senza limiti più stringenti alle emissioni, le nuove Gigafactory in costruzione non potranno esprimersi al massimo"

L’Unione europea e il Regno Unito dovranno impegnarsi molto di più sulle batterie se vogliono veramente sganciarsi dall’Asia e diventare una potenza della mobilità elettrica. Il succo delle ultime analisi di Transport & Environment (T&E) è più o meno questo.

Qual è l’ostacolo che sta rallentando la corsa? Secondo l’influente ong ambientalista, sarebbero gli standard sulle emissioni di CO2 previsti per il periodo 2022-2029, considerati non abbastanza stringenti per spingere le Case a puntare tutto sulle zero emissioni al 2030. Stando così le cose, avverte T&E, metà della produzione delle batterie potrebbe rimanere senza mercato, gettando via posti di lavoro e 27 miliardi di euro già ai blocchi di partenza per le batterie made in Europe.

Un mare di GWh

La posizione di T&E è frutto di un’analisi disponibile per il download in forma integrale in coda all'articolo. Il report dimostra che la produzione pianificata di batterie potrebbe essere quasi il triplo rispetto alla domanda minima prevista per il periodo 2025-2030. Con le normative in vigore la stima è pari a 174 GWh nel 2025 e a 485 GWh nel 2030.

Numeri molto più bassi rispetto ai 462 GWh possibili entro il 2025 e ai 1.144 GWh raggiungibili entro il 2030. L’associazione dà quindi la propria soluzione per non sprecare queste potenzialità: a luglio, l’Europa dovrebbe aumentare al 25% gli obiettivi sulla riduzione di CO2 e fissarne un altro, vincolante e aggiuntivo, del -40% nel 2027. E poi, stop a benzina e diesel entro il 2035.

Un impianto per batterie

Tante fabbriche in arrivo

Gli sforzi economici fatti finora sugli accumulatori giustificherebbero l’accelerata richiesta. L’impennata della eMobility ha portato a progetti per 38 gigafactory: fra questi progetti, 17 hanno già ottenuto tutte le somme richieste, per un totale di “27 miliardi di euro in investimenti”, come riporta lo studio. Nel frattempo, altre 10 fabbriche hanno ricevuto metà del finanziamento necessario, come Britishvolt nel Regno Unito, Italvolt in Italia, Freyr in Norvegia e Basquevolt-Nabatt in Spagna. E alle nostre latitudini, c'è in ballo anche il progetto della Gigafactory Stellantis.

Altri 11 impianti sono in arrivo, tra cui alcuni firmati Volkswagen. Il totale fa 40 miliardi di euro, che daranno vita a una produzione di 1.000 GWh. T&E sostiene quindi che, dopo aver programmato e speso così tanto, fermarsi solo per non aver puntato abbastanza sulla riduzione della CO2 sarebbe un’occasione mancata.

Batterie

Occhio a Usa e Cina

Julia Poliscanova, responsabile eMobility dell’organizzazione, lo afferma chiaramente: “L’industria delle batterie sta rispondendo con successo alle ambizioni di mobilità elettrica dell’Europa, ma i responsabili politici dell’Ue non riescono a fornire certezze normative e garantire un mercato adeguato per i veicoli elettrici. L’Ue e il Regno Unito devono migliorare gli standard sulla CO2 per tutto il decennio ed evitare di sprecare i miliardi di investimenti e deragliare il boom delle batterie”.

In gioco, secondo Poliscanova, c’è “la leadership globale”, che “è molto più importante. La produzione di batterie è la parte più preziosa della catena di approvvigionamento dei veicoli elettrici e, con Cina e Stati Uniti che pompano enormi quantità di denaro per la produzione di batterie, gli investimenti sprecati in Europa in questo decennio non saranno nulla in confronto alle opportunità perse in questo secolo”.

Weak climate rules put Europe’s battery boom at risk