L’Italia dell’eolico potrebbe essere a una svolta. Avapa Energy, società con sede a Bologna che opera nel settore delle energie da fonti rinnovabili, ha infatti annunciato di aver creato una joint venture 50-50 con la svedese Hexicon.

Hexicon, che sviluppa parchi eolici galleggianti e progetta piattaforme eoliche dotate di una particolare doppia turbina coperta da brevetto, contribuirà con la nuova società, che si chiama AvenHexicon alla realizzazione di parchi eolici offshore nei nostri mari.

Le fasi del progetto

Il primo obiettivo della AvenHexicon è quello di individuare i luoghi più adatti a ospitare i parchi eolici e di avviare le pratiche per ottenere le autorizzazioni necessarie alla costruzione. L’obiettivo è quello di creare degli impianti di produzione di energia con il vento che sfruttino le particolari doppie turbine di Hexicon con supporti inclinati.

La speranza, inoltre, è quella che una volta aperta la strada, altri player si affaccino in Italia per realizzare impianti analoghi, sempre sfruttando le pale Hexicon.

I parchi eolici galleggianti offshore di Hexicon

La necessità di partire

Marcus Thor, ceo di Hexicon, ha spiegato i motivi della nascita della joint venture: “Il nostro modello di business si basa in buona parte sull’ingresso in nuovi mercati alla ricerca di buone opportunità da sfruttare insieme a soggetti locali. In Avapa Energy abbiamo trovato un partner ideale e con AvenHexicon non vediamo l’ora di avviare nuovi progetti per la produzione di energia non da combustibili fossili”.

La scelta di parchi eolici offshore galleggianti è stata presa a causa dell’elevata profondità media dei fondali italiani, che sono quindi poco adatti a pale ancorate al suolo. In questo modo l’Italia potrà fare i primi passi verso il raggiungimento dell'obiettivo dei 5 GWh di generazione annua da pale galleggianti entro il 2040.

I parchi eolici galleggianti offshore di Hexicon

Il Pnrr spinge sul vento

Secondo quanto riportato dalla società specializzata in analisi di mercato 4COffshore, in Italia ci sono ben 55 progetti di parchi eolici offshore ma nessuno di essi è attualmente operativo o perché non è ancora arrivato ad attaccare materialmente le turbine ai generatori o perché non ha ricevuto tutte le autorizzazioni necessarie alla produzione di batteria.

Con il Pnrr, però, l’Italia ha stanziato il 37% della spesa totale a sostegno degli obiettivi climatici stabiliti dall’Unione Europea ed è quindi probabile che proprio grazie a queste risorse e a una maggiore attenzione sul tema presto le cose possano cambiare radicalmente e si possa recuperare terreno su altri Paesi europei che su questo sono più avanti.

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