Così il Governo vuole proteggere le strade dai cambiamenti climatici
Il Mims presenta due studi per difendere le infrastrutture e la mobilità dagli effetti della crisi. Le chiavi? Tecnologie e privati
Sono già sotto gli occhi di tutti le conseguenze dei cambiamenti climatici che si stanno manifestando in tutto il mondo. Italia inclusa, “con un aumento considerevole di eventi estremi”, come “alluvioni, siccità, bombe d’acqua e di calore”, mettendo a rischio infrastrutture e trasporti.
È con questa consapevolezza che il ministero delle Infrastrutture e della Mobilità sostenibili (Mims) presenta due studi pensati per prevenire e contrastare gli effetti sulle strade e le strutture della Penisola, migliorandone la resistenza e la sostenibilità.
L’idea alla base di entrambi i rapporti è mostrare le conseguenze su sistemi ferroviari, idrici, stradali, portuali e urbani, ma anche trovare le soluzioni tecnologiche migliori, coinvolgendo le imprese private nella battaglia in corso.
Dalle piogge alla cura del verde
La prima analisi si intitola “Cambiamenti climatici, infrastrutture e mobilità” e mette in luce le strategie da adottare per ridurre i rischi e gli impatti sui trasporti. Le misure che propone la Commissione, guidata dal prof. Carraro, “sono basate su innovazioni di tipo strutturale e tecnologico”.
Per fare alcuni esempi, un “asfalto drenante” potrebbe essere efficace in caso di forti piogge. Ma saranno importanti anche una maggiore cura degli ecosistemi, attraverso la riqualificazione idro-morfologica e il potenziamento del verde, e investimenti nella conoscenza, con la raccolta e l’elaborazione di dati, modelli e previsioni per valutare i rischi e migliorare le politiche di prevenzione.
Passando agli obiettivi di decarbonizzazione, il Rapporto indica gli interventi necessari per ridurre le emissioni dei sistemi di trasporto persone e merci. “Ruoli centrali – aggiunge il Mims – in questa trasformazione avranno lo sviluppo del sistema ferroviario, la produzione di energia elettrica da fonti rinnovabili, i sistemi informatici di comunicazione”.
“Gli investimenti – continua – dovranno quindi essere indirizzati verso l’estensione delle metropolitane e delle reti tranviarie, l’ampliamento dell’Alta velocità, il miglioramento delle reti ferroviarie regionali, il potenziamento del trasporto pubblico locale a basse emissioni, la realizzazione di piste ciclabili nelle città, lo sviluppo della rete di ricariche elettriche”.
Sarà poi compito della politica disincentivare l’uso di mezzi inquinanti e, contemporaneamente, favorire la mobilità sostenibile, con sussidi e trattamenti fiscali. Una soluzione potrebbe essere quella di differenziare le tariffe dei trasporti in base alle emissioni.
Coinvolgere i privati
Il secondo studio prende il nome di “Investire in infrastrutture: strumenti finanziari e sostenibilità” e propone di far partecipare i privati negli investimenti in manutenzione e gestione di opere pubbliche, individuando gli strumenti che possano generare un ritorno economico capace di attirare le imprese.
Tra le pagine si legge di “social bonds, che ancorano parte del capitale raccolto a iniziative di rilevanza pubblica e sociale, social impact bond, per integrare capitali pubblici e privati orientandoli al conseguimento di ritorni in termini economici e sociali, soprattutto in aree svantaggiate, e outcome fund basati sul meccanismo ‘pay-by-result’, per mobilitare capitale privato da destinare a servizi di welfare”.
Rischi e opportunità
“I Rapporti presentati oggi – riassume il ministro Enrico Giovannini – mostrano non solo i rischi che corre l’Italia a causa della crisi climatica, ma anche le opportunità esistenti per operare, insieme al settore privato, scelte in grado di mitigarne gli effetti sui sistemi ferroviari, idrici, stradali, portuali, urbani da cui dipende il nostro sistema socioeconomico, adattandoli alle nuove condizioni climatiche e beneficiando delle nuove tecnologie”.
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