Ecco come la transizione energetica sta cambiando la mobilità
Partendo dal White Paper di Repower, un'analisi di quello che è un processo evolutivo economico e sociale, tra auto EV e micromobilità
Il mondo della mobilità sta vivendo una fase di incertezza, figlia della concatenazione di eventi quali pandemia, crisi dei chip e guerra in Ucraina.
Un percorso difficoltoso, in termini di vendite, che vede però il cammino dell'auto elettrica e elettrificata in controtendenza, e che pone la mobilità a zero emissioni all'interno di un bacino più ampio quale quello della transizione energetica. Cosa significa, su quali principi poggia, e cosa comporterà quest'evoluzione politica, economica e culturale è argomento di analisi del White Paper di Repower, giunto alla sesta edizione.
Numeri in contrasto
La fotografia che il mondo dell'auto sta mostrando in questi ultimi anni, non scatta un'immagine del tutto rassicurante: il 2021, si è chiuso con un calo delle vendite del 24% rispetto al 2019, con un ulteriore –1,5 % rispetto al già complicato 2020.
La controtendenza sopracitata per le vetture elettrificate, si palesa però nei 6 milioni di mezzi venduti, di cui oltre 4 milioni di zero emissioni, e poco meno di due milioni e mezzo di plug-in.
La Cina perpetua il proprio ruolo di apriprista mondiale, con una crescita del 197% rispetto al disastro del 2020, davanti a un’Europa che comunque registra un incremento del 157%.
Sono numeri evidentemente relativi, in confronto all’indotto complessivo dell’industria a quattro ruote globale, ma comunque esemplificativi di un percorso voluto, definito e incentivato.
La transizione vien dall'alto
Il percorso che il mondo dell'elettrico sta affrontando, parte da due punti cardinali differenti, simmetrici certo, ancorchè talvolta in conflitto. Da un lato, l'agenda politica dettata - in ambito Europeo - dal già conosciuto Green Deal, il cui obiettivo rimane la neutralità climatica nel 2050.
Dall'altro,il percorso industriale tra reti di carica, produzione di mezzi e veicoli, gestione e sfruttamento del comparto energetico anche in una seconda fase. Un cammino che, tra l'altro, rispetto a quanto visto negli anni precedenti, sta vedendo l'Europa come player sempre più attivo in uno scacchiere in cui, inizalmente, Cina e Stati Uniti ricoprivano ruoli praticamente egemoni.
Il cambio dal basso necessario
Una rivoluzione spinta dall’alto dunque, ma che, senza la necessaria spinta dal basso, potrebbe ritrovarsi all'interno del più classico dei colli di bottiglia. E' proprio questo il necessario cambio di paradigma auspicato e analizzato.
Il tema della sostenibilità, della transizione energetica, è oramai argomento di dominio pubblico che rientra sempre più in un ambito di coscienza collettiva.
Negli ultimi dieci anni si è assistito a una transizione culturale alla stessa velocità di una transizione tecnologica, figlia di una presa di coscienza, ma al contempo, da bisogni sempre più centrati.
L’auto elettrica diventa quindi una sineddoche, un simbolo non esclusivo né tantomeno esaustivo, che coinvolge uno spettro di mezzi ancor più ampio, legato a una consapevolezza differente: cambiare mentalità e approccio è fondamentale.
La mobilità si slega dalla “univoca” proprietà di un’auto, protagonista comunque attiva, ma si ricombina anche con mezzi quali e-scooter, e-bike o monopattini elettrici, tutti mossi sfruttando un oggetto in qualità di servizio.
Un fenomeno - quello delle ebike e della micromobilità a tutto tondo - rappresentativo di un cambio di cultura, con numeri in costante evoluzione: nel 2021 il valore del mercato della bicicletta è pari a 13,2 miliardi di euro.
Allargando la visione - tanto per fare un esempio - la stima tra risparmio di emissioni, riduzione della congestione stradale, il valore legato all'allungamento della vita e ai benefici della salute pubblica figli dell'apporto della bicicletta in Europa, ammontano a circa 150 miliardi di euro.
Un percorso ideale quello che affianca la mobilità elettrificata alla micromoblità, che sta permeando la forma mentis di chi si sta approcciando alle zero emissioni per necessità, ma al contempo anche per puro piacere.
Processo in evoluzione
Processi evolutivi che però - nel caso dell'elettrificazione alla spina - devono essere necessariamente supportati da una parallela evoluzione dell’infrastruttura di ricarica coerente con questi nuovi bisogni. Un ulteriore tassello all'interno del grande piano indetto della Cop 26.
L'obiettivo della conferenza dell’ONU - riunitasi a novembre 2021 - nel diventare “net zero emission” nel 2035 nei principali mercati e nel 2040 nel resto del mondo, non può passare dunque solo da un’agenda programmatica politica e industriale, ma anche da una consapevolezza e una presa di coscienza sempre più nitida che permette di approcciarsi alla mobilità in maniera differente: cambiare (mezzo) per evolversi a seconda dei propri bisogni, puntando a impattare sempre meno sull'ambiente.
Consigliati per te
Greenvolt porta il fotovoltaico industriale a Cucciago
Hotel e auto elettriche: il business della ricarica cresce
Calenda chiede a Salvini di autorizzare la guida autonoma di Tesla
L'elettrico di BYD si prepara a entrare in Formula 1
Perché la Denza Z9 GT costa molto più in Europa che in Cina
Il Tesla Semi entra in produzione (per davvero)
Scontro Europa-Cina sugli incentivi alle auto elettriche “made in Ue”