Se negli Stati Uniti, all'inizio del 20° Secolo, erano già molti i costruttori di automobili e le aziende che avevano intrapreso la strada della mobilità elettrica, iniziando la produzione in serie di diversi modelli a zero emissioni, in Europa l’approccio a questo nuovo tipo di alimentazione è stato molto più timido e sporadico.

Uno dei primi esempi di auto 100% elettrica europea risale, infatti, al 1941 e per l'esattezza al 28 marzo, quando Peugeot si presentò a un centro di omologazione con la VLV (Voiturette Légère de Ville), una piccola cyclecar sviluppata per l’utilizzo in ambiente urbano.

Un po’ di storia

A differenza dei modelli 100% elettrici americani realizzati per contrastare la crisi petrolifera e per offrire ai ricchi borghesi carrozze e vetture più facili da utilizzare e meno rumorose, la Peugeot VLV nacque nel bel mezzo della Seconda Guerra Mondiale. La mancanza di materie prime e la volontà di porre basi solide per una fase post-bellica prosperosa erano i principali pensieri dei costruttori di automobili.

La Peugeot VLV del 1941

Nel 1940 la Casa del Leone, sfruttando le conoscenze acquisite una ventina di anni prima con la realizzazione di una concept 100% elettrica sulla base della Peugeot 201, si mise così al lavoro per sviluppare una piccola vettura leggera a zero emissioni, di cui vennero prodotti due prototipi nel settembre dello stesso anno. 

Fino a 80 km di autonomia

La Peugeot VLV era caratterizzata da un design molto particolare con un solo faro centrale nella parte anteriore, una carreggiata posteriore molto stretta e la presenza di una copertura retrattile che permetteva di viaggiare con l’abitacolo chiuso o aperto. 

Lunga 2,67 metri e larga 1,21 metri, la piccola cyclecar era costruita completamente in alluminio: una scelta fatta dagli ingegneri per risparmiare una notevole quantità di peso. La massa totale della vettura, comprese le batterie, infatti, era di soli 365 kg

La Peugeot VLV era equipaggiata con un motore elettrico posteriore da 2 CV che le garantiva una velocità massima di 32 km/h. Questo era alimentato da un pacco batterie situato sotto il cofano anteriore per un’autonomia totale di circa 80 km.

La fine della produzione

Nonostante il successo ottenuto, nel 1943, a seguito del divieto del Comitato d’Organizzazione dell’Automobile, costituito durante il periodo di occupazione, Peugeot si trovò obbligata a cessare la produzione della VLV dopo 377 unità costruite e vendute.  

La Peugeot VLV del 1941

Il principale motivo di questo divieto era riconducibile alla volontà del Terzo Reich di limitare lo spreco di tempo nella ricerca e nella produzione di vetture non così utili e interessanti. Tuttavia, Peugeot non dimenticò mai la sua piccola elettrica: presso il Musee de l’Aventure Peugeot di Sochaux è tuttora possibile vedere un esemplare di VLV rimesso a nuovo, celebrato nel 2021 in occasione degli 80 anni.

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