Siamo alle porte di una settimana estremamente importante per il futuro dell’auto. La data da cerchiare sul calendario è il 28 giugno, quando i ministri dell’Ambiente europei si riuniranno a Lussemburgo per discutere ed esprimere una posizione su alcuni dossier contenuti nel pacchetto di riforme climatiche Fit for 55.

Fra questi, c’è anche lo stop alla vendita delle auto con motore a combustione dal 2035, presentato a luglio 2021 dalla Commissione Ue e approvato dall’Europarlamento l’8 giugno scorso. Ma cosa c’è realmente in ballo? E cosa potrebbe succedere dopo? Vediamo.

Cosa dice la proposta

Per cominciare, ricordiamo che Fit for 55 mira a ridurre le emissioni di CO2 totali dell’Europa del 55% – rispetto ai livelli del 1990 – entro il 2030 e che fa parte, a sua volta, del cosiddetto Green Deal europeo, il maxi piano dell’Ue per raggiungere la completa neutralità carbonica nel 2050.

Il bando ai veicoli endotermici si inserisce in questo quadro e ha l’obiettivo di eliminare tutti i gas serra delle nuove immatricolazioni dal 2035, che significa vendere solo auto elettriche o comunque a zero emissioni. Prima di arrivare a questo appuntamento, ci sono due tappe intermedie: 2025 e 2030, quando le emissioni di CO2 delle auto nuove dovranno essere ridotte rispettivamente del 15% e del 55% rispetto ai livelli del 2021.

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La posizione dell’Italia

Questo, almeno, quanto proposto dall’esecutivo Ue e approvato dall’Europarlamento, che ha dato il suo primo “sì” al testo. Ma le cose potrebbero cambiare martedì prossimo. Quel giorno, i ministri dell’Ambiente europei – per noi sarà presente Roberto Cingolani, a capo del dicastero della Transizione ecologica – saranno chiamati a confrontarsi e trovare una sintesi fra le diverse posizioni degli Stati membri.

L’Italia ha già fatto capire la sua richiesta, filtrata dopo il tavolo automotive al Mise di giovedì 23 giugno: il phase-out dovrebbe essere rinviato di 5 anni, al 2040. L’altra idea è di salvare il 10% dei veicoli endotermici nel 2035: in pratica, di ridurre le emissioni del 90%, invece del 100%, lasciando ancora uno spazietto ai motori a combustione.

Insieme al nostro Paese, capofila di questa battaglia, ci saranno Bulgaria, Portogallo, Romania e Slovacchia, che hanno firmato un documento ufficiale in questo senso. Più in bilico la situazione della Germania, che ha espresso dubbi sull’addio ai veicoli tradizionali, sia nei giorni scorsi che nei mesi passati, intervallati da una retromarcia.

La posizione del Governo italiano, peraltro, è curiosamente opposta a quella ufficiale, espressa a dicembre dal Comitato interministeriale per la transizione ecologica (Cite), anche se Cingolani l’aveva poi definita come “indicativa”, tanto che le settimane successive sono state ricche di attacchi alla proposta di stop al 2035 da parte di Giancarlo Giorgetti, ministro dello Sviluppo economico.

I ministri riuniti al tavolo automotive al Mise

I prossimi passi

Difficile dire oggi quale anima avrà la meglio. In ogni caso, dal confronto nascerà una relazione che rappresenterà la base del Consiglio Ue per il “trilogo”, la discussione con Europarlamento e Commissione europea per provare a raggiungere un accordo.

Una volta individuato, questo dovrà essere formalizzato dalle due Istituzioni competenti e diventerà così regolamento, da applicare direttamente in ciascuno Stato membro. La chiusura dei lavori potrebbe essere già in autunno, o comunque per la fine dell’anno. Anche qui, però, è complicato fare previsioni.

C’è poi da considerare che il compromesso potrebbe non essere raggiunto. In questo caso, Parlamento e Consiglio Ue dovrebbero dare il via una “seconda lettura” delle reciproche posizioni, che potrebbe essere seguita da una conciliazione e da una terza lettura. Alla fine, senza l’ok di entrambe le Istituzioni, la proposta potrebbe essere respinta. Uno scenario limite fallimentare per la politica climatica europea.

Che altro prevede Fit for 55

Oltre allo stop ai motori endotermici, Fit for 55 raccoglie altri dossier. Per il 28 giugno, il Consiglio dell’Unione europea fa sapere che discuterà anche le proposte su “mercato del carbonio, pozzi di assorbimento del carbonio, condivisione degli sforzi tra gli Stati membri e Fondo sociale per il clima”. I ministri cercheranno di raggiungere un orientamento generale anche contro la deforestazione.

Tutti i dossier

  • sistema di scambio di quote di emissione dell’Ue;
  • obiettivi di riduzione delle emissioni degli Stati membri;
  • emissioni e assorbimenti risultanti da attività connesse all'uso del suolo, ai cambiamenti di uso del suolo e alla silvicoltura;
  • energia rinnovabile;
  • efficienza energetica;
  • infrastruttura per combustibili alternativi;
  • norme sulle emissioni di CO2 per autovetture e furgoni;
  • tassazione dell’energia;
  • meccanismo di adeguamento del carbonio alle frontiere;
  • carburanti sostenibili per l’aviazione;
  • combustibili più ecologici nel trasporto marittimo;
  • fondo sociale per il clima.