Lucas, il mini-taxi elettrico che non interessava a nessuno
Nel 1975, la fornitrice di componentistica britannica Lucas propose questo mezzo a batteria, che finì ignorato anche dalla Casa stessa
L'industria britannica pare essere sempre stata tra le più tiepide nei confronti dell'auto elettrica. Tuttora, se vogliamo essere onesti, le vetture e i van a batteria che provengono almeno formalmente dal Regno Unito sono costruite da stranieri, basti pensare ai brand LEVC e MG a controllo cinese e a Vauxhall, che fa parte di Stellantis, mentre Jaguar è ferma al primo modello assemblato però in Austria.
Ciò non toglie, comunque, che in passato qualche tentativo di approcciare la trazione elettrica ci sia stato, per quanto non premiato da riscontri entusiasmanti. Ne sono un esempio i piccoli taxi elettrici realizzati da Lucas, che non andarono oltre lo stadio di prototipi.
La giusta visione
Lucas era, ai tempi, uno dei più importanti fornitori di componentistica, soprattutto compressori e fanalerie, dell'industria britannica, ed ebbe una visione che all'atto pratico si rivela tuttora corretta. Considerò infatti che la propulsione elettrica potesse offrire i benefici maggiori nell'abbattimento dei costi di esercizio per quei tipi di veicoli destinati a percorrere molta strada come i taxi, piuttosto che sulle vetture private.
Oggi, la rapida diffusione dei van elettrici per i servizi di consegne cittadine confermano che il principio era corretto, ma ai tempi l'idea faticò a trovare seguito per via proprio dei costi, che un'industria pressoché inesistente rendeva elevati.
A quattro mani
Lucas progettò il veicolo avvalendosi della collaborazione dello studio tecnico Ogle, già autore di alcune delle più famose microcar inglesi del dopoguerra come la Bond Bug e la Reliant Scimitar.
Ne nacque una vetturetta squadrata disegnata intorno allo spazioso abitacolo, lunga poco meno di 3,6 metri (quanto l'odierna Fiat Panda) e con un passo di 2,4 metri scarsi, ma larga quasi 1,8 e alta all'incirca lo stesso, quindi comoda per quattro occupanti. La trazione era anteriore e tutto il gruppo motore era fissato a un telaietto ausiliario facile da rimuovere così come le 18 batterie al piombo.
Queste erano progettate direttamente da Lucas che riuscì a ottenere una densità di potenza di 13,6 Wh per libbra di peso, ovvero 6,1 Wh/kg, superiore alla media del periodo che era di 10-12 Wh per libbra (da 4,5 a 5,5 Wh/kg). Alimentavano un motore a 216 V con 50 kW di potenza di picco per una velocità massima di poco inferiore ai 100 km/h e un'autonomia media di 160 km.
Debutto senza seguito
Il primo prototipo Lucas Electric Taxi esordì al Salone di Londra del 1975 senza però attirare eccessivo interesse. La stessa Lucas non aveva in realtà l'ambizione di diventare costruttrice di vetture elettriche, ma considerava l'iniziativa una buona pubblicità e un banco di prova per le sue componenti e tecnologie. Per questo non insistette troppo, pur tentando di avviare dei test su strada negli anni successivi.
La vetturetta, malgrado la carrozzeria in vetroresina, pesava per via delle batterie circa 2 tonnellate e quel che è più importante, avrebbe avuto un prezzo superiore di oltre il 60% a quello medio dei taxi tradizionali, decisamente insostenibile per i tassisti, ostacolo a cui va aggiunta al totale assenza di sovvenzioni o finanziamenti statali per questo genere di progetti.
Dunque, Lucas si limitò alla costruzione dei primi tre prototipi, due dei quali andarono probabilmente persi o distrutti mentre l'ultimo, forse l'unico rimasto integro, appartiene a una collezione privata.
Fotogallery: Lucas Electric Taxi (1975)
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