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Quanto cresceranno gli impianti di accumulo con la crisi energetica

Lo studio BNEF certifica che la complessa attualità può aumentare il ritmo della transizione: gli storage aumenteranno di 15 volte

Impianto di accumulo

Riccardo Ciriaco Riccardo Ciriaco

Di: Riccardo Ciriaco

14 ott 2022 alle 11:12

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È stato detto e ridetto, ma vale sempre la pena ricordarlo: se affrontata nel modo giusto, la crisi energetica può trasformarsi in un’opportunità di spinta per la transizione. Una verità su cui anche gli esperti mettono ora il sigillo.

Si intitola “Energy Storage Market Outlook” l’ultimo studio della società di ricerca americana BloombergNEF (BNEF), che ha aggiornato le sue previsioni alle novità normative statunitensi ed europee.

Perché su una sponda dell’Oceano c’è l’Inflation Reduction (IRA), con i suoi 369 miliardi di dollari in resilienza climatica; sull’altra il piano REPowerEU, per l’uscita del Vecchio Continente dal gas russo. Il risultato di questo doppio fronte sarà che i sistemi di accumulo vivranno una crescita a dir poco “monstre”.

Usa e Cina davanti

Dai 56 GWh di fine 2021 si passerà infatti ai 1.194 GWh del 2030: i numeri del settore andranno quindi moltiplicati per 15, come minimo. Protagonisti dello sviluppo saranno soprattutto Stati Uniti e Cina, che insieme rappresenteranno oltre la metà di tutte le installazioni di accumulo nel mondo.

Energy storage system built using Volkswagen Passat GTE battery modules

La discussa IRA porterà da sola alla costruzione di circa 111 GWh di impianti di storage, da qui alla fine del decennio. Il vero boom sarà però negli anni dal 2024 in poi: giusto il tempo di superare i problemi legati alle catene di approvvigionamento.

Ma l’Europa non sta a guardare. Mentre divampa il conflitto nell’est della regione, il blocco è al lavoro per contenere i prezzi dell’elettricità, arrivati ormai alle stelle. La caccia a nuove fonti di energia ha portato BNEF a raddoppiare le stime di crescita del continente tra il 2025 e il 2030.

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Problemi e speranze

Come accennato, però, una serie di fattori rende più complicata la prima fase di crescita. Tra strascichi della pandemia, costi delle materie prime e di trasporto e inflazione generale, il 2022 ha portato in alto i prezzi delle batterie.

Nel frattempo, vanno anche superate le lungaggini burocratiche per finanziare, sviluppare e mettere in funzione i nuovi progetti. Ecco perché dovremo aspettare 2-3 anni prima di assistere a passi in avanti evidenti. Ma BNEF ci crede, anche perché non ci sono solo le batterie.

Anche se queste sono attualmente la tecnologia più diffusa e domineranno il mercato almeno fino al 2030, in futuro nasceranno nuove forme di accumulo energetico. Gli impianti di storage sono pronti ad accendere una nuova luce.

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