Le terre rare sono essenziali per la transizione ecologica. Servono per produrre motori elettrici, turbine eoliche e dispositivi elettronici. L’Europa, da questo punto di vista, dipende molto (anche troppo) dalla Cina, che nel 2015 forniva più del 90% delle terre rare prodotte a livello globale e che, guardando al Vecchio Continente, sopperiva per il 98% del fabbisogno.

Fortunatamente, le cose da noi stanno cambiando e l’autosufficienza appare sempre meno una chimera. Tutto è iniziato 10 anni fa, nel 2013, quando l’Unione Europea ha dato il via al progetto Eurorare, con il quale ha iniziato a studiare soluzioni per creare una catena di approvvigionamento “locale” per l’industria automotive, dell’elettronica e della chimica.

Le terre rare non sono così rare

Dai primi studi si scoprì che le terre rare sono in realtà presenti in natura in quantità maggiori di quanto si stimasse all’inizio. E in Europa, negli anni, sono stati trovati giacimenti di un certo valore in Norvegia e in Finlandia. A questi si aggiunge la recente scoperta del mega-giacimento di Kiruna, in Svezia, che consentirà di rifornirsi di elementi fondamentali come scandio, lantanio, neodimio.

È stato trovato dalla società mineraria LKAB e, per descriverlo con le parole di Jan Mostrom, presidente e ceo della società mineraria che lo ha scoperto, “è una buona notizia per l’Europa e, più in generale, per il clima. Questo giacimento potrebbe essere fondamentale per la produzione di materie prime utili alla transizione”.

Motori elettrici GM

Il motore a magneti permanenti di un'auto elettrica

Ora però la palla passa alla Commissione Europea, che deve accordare la concessione per lo sfruttamento del giacimento. Solo allora si inizieranno i lavori di estrazione. “Potrebbero volerci anni prima che il sito diventi redditizio”, avverte ancora Mostrom.

Andando oltre Kiruna

Ma l’Europa non ha solo la carta del “mega-giacimento” svedese da spendere per affrancarsi dalla Cina. Come accade per le batterie, il Vecchio Continente sta investendo su altri fronti per consolidare il settore all’interno dei propri confini.

Prima di tutto, studiando tecniche di recupero delle terre rare dai motori esistenti, in modo da limitare lo sfruttamento delle risorse del sottosuolo. Poi, mettendo a punto nuovi motori che di terre rare possono fare a meno o che comunque necessitano di minori quantità. Serviranno a calmierare la crescente richiesta legata all’aumento delle vendite delle auto elettriche.

Il recupero dei metalli preziosi presenti nei magneti dei motori elettrici da parte di Nissan

Il recupero dei metalli preziosi presenti nei magneti dei motori elettrici

Tutto il settore è in mano alla European Raw Materials Alliance, che per accelerare sulla produzione di magneti nel 2021 ha stanziato 1,7 miliardi di euro. Serviranno a far crescere un’industria “mine-to-magnet” (dalla miniera al magnete) che consentirà all’Europa di produrre da sola il 20% delle terre rare di cui ha bisogno entro il 2030 (ad oggi, come detto, non va oltre il 2%).

L’Europa passerà dall’attuale produzione annuale di 500 tonnellate di magneti a 7.000 tonnellate. La strada per l’indipendenza dalla Cina, dati alla mano, è ancora lunga, ma finalmente una strategia è definita e il cammino è intrapreso.

Fotogallery: Foto - Il giacimento di terre rare più grande in Europa