Su 500.000 auto prodotte in Italia nel 2023, circa 100.000 saranno elettriche (20%). È la previsione pubblicata nei mesi scorsi dall’Osservatorio Tea, iniziativa lanciata dall’associazione Motus-E e dal centro Cami (Center for Automotive and Mobility Innovation del dipartimento di Management dell’Università Ca’ Foscari di Venezia) per analizzare lo stato di salute delle quattro ruote nella Penisola.

Un dato importante, ma che si scontra ancora con quello sulle vendite, con numeri ancora troppo bassi rispetto ai competitor europei, seppur in crescita. Come recuperare il gap? Attraverso il dialogo con le aziende tricolore. Esattamente quello che l’Osservatorio farà adesso.

Dopo aver rilasciato un primo studio a marzo, censendo circa 2.500 imprese con 300.000 dipendenti totali, l’Osservatorio Tea dà ora il via alla seconda fase della sua missione: entrare direttamente in contatto con i protagonisti della transizione, inviando questionari e raccogliendo così informazioni più precise da fornire alla politica.

Trend ineluttabile

“Mai come in questo momento di transizione – spiega il professor Francesco Zirpoli, direttore dell’Osservatorio e responsabile scientifico del Cami – è essenziale disporre di dati e informazioni che rendano un’immagine completa e dettagliata dell’industria, per valutare come e dove intervenire e investire per accelerare la trasformazione dell’ecosistema della mobilità italiano”.

“Di fronte a un trend ineluttabile come quello dell’elettrificazione del drive-train – continua –, il tempo di reazione del sistema Paese può essere decisivo. L’Italia ha tutte le carte in regola per recuperare terreno rispetto a Germania, Francia e Spagna, che stanno correndo molto sull’elettrificazione, ma sarà determinante una programmazione molto attenta, che solo una profonda conoscenza della filiera può rendere possibile”.

La Fiat 500 cabriolet elettrica (2022) messa alla prova

Particolare di una Fiat 500

Scavare in profondità

“L’obiettivo – aggiunge Giuseppe Calabrese, del Cnr-IRCres – è quello di fornire a policy maker e industria tutte le informazioni per muoversi consapevolmente in un comparto in vorticosa evoluzione, dove la competizione è più accesa che mai”.

“Attraverso le risposte al questionario – conclude – sarà possibile ora andare ancora più in profondità, mettendo così a disposizione delle istituzioni uno strumento estremamente potente, tra i più avanzati nelle best practice europee, per poter tracciare politiche di sviluppo sempre più efficaci”.