L’auto elettrica sta vivendo un momento difficile. I numeri sono in aumento, ma la crescita rallenta e le Case, di conseguenza, devono rivedere piani e investimenti per far fronte alle complesse condizioni del mercato. L’ultimo episodio riguarda Polestar, che ha annunciato il taglio di 450 posti di lavoro (pari al 15% del totale) come conseguenza del fatto che, nell’immediato futuro, si venderanno meno vetture a batteria del previsto.

Bisogna tagliare i costi e rimandare i progetti, insomma. Per quanto la Casa abbia in rampa di lancio ben 2 modelli, la Polestar 3 e la Polestar 4, che dovrebbero portare benefici ai conti aziendali. Ma questa crisi da dove arriva?

Geely al posto di Volvo

La mossa di Polestar è conseguenza diretta della decisione di Volvo di rivedere (al ribasso) la propria partecipazione nel brand. È anche vero che Geely, proprietaria di entrambe le Case, ha intenzione di subentrare per assumere una posizione di controllo maggiore.

L'idea del gruppo cinese è quella di continuare a fornire supporto a Polestar per garantirle un futuro il più roseo possibile, ma è chiaro che questo profondo riassetto richiederà una riorganizzazione altrettanto profonda.

I problemi per le aziende

Andando oltre Polestar, sono tanti i fattori che stanno rallentando la diffusione di una mobilità a zero emissioni. Si sono sommati o susseguiti in questi ultimi anni – diciamo dalla pandemia in avanti – costringendo le Case ad affrontare sfide sempre più ardue.

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Dopo i lockdown per contrastare la diffusione del Covid, che già da soli hanno reso le cose a dir poco complesse per i Costruttori di auto, come per la maggior parte delle aziende a prescindere dal settore, i mercati mondiali hanno dovuto far fronte alla crisi dei chip prima e all’aumento dei prezzi delle materie prime poi.

La prima ha rallentato la produzione fino a imporre la chiusura temporanea di interi stabilimenti; il secondo ha ridotto sensibilmente i margini di guadagno costringendo oltretutto le Case ad alzare i prezzi. Prezzi che poi, in una cruenta battaglia per accaparrarsi quote di mercato, sono stati successivamente tagliati acuendo la crisi di liquidità di tanti Costruttori che si sono trovati di fronte a un bivio insidiosissimo: abbassare i listini per tenere i volumi o proteggere la redditività?

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I problemi per i consumatori

A un panorama a tinte così fosche si aggiungono poi alcuni fattori che rendono l’auto elettrica poco attraente ai consumatori. I primi due sono storici, ovvero la ben nota ansia da autonomia e la carenza di un’infrastruttura di ricarica adeguata, mentre uno è più recente e riguarda l’aumento dei tassi di interesse che rende l’acquisto di un’auto (e di conseguenza anche di un’auto elettrica) più impegnativo.

Come se non bastasse, c’è la percezione – fondata – che nel campo della mobilità a zero emissioni le vetture attuali saranno presto sostituite da altre dotate di tecnologie migliori per quanto riguarda la batteria, la velocità di ricarica e l’efficienza. Quindi alcuni preferiscono aspettare per non sostenere costi di acquisto importanti e ritrovarsi tra qualche anno con un’auto superata o comunque poco attraente.

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Frenano tutti

Torniamo ora al presente. Polestar taglierà una fetta importante della propria forza lavoro. Sia chiaro, non perché l'auto elettrica fa male ai livelli occupazionali, ma solo per la situazione contingente. Renault e Volkswagen, dal canto loro, hanno annunciato che ritarderanno i debutti in Borsa delle rispettive società dedicate all’auto elettrica (Ampere) e di quella per la produzione di batterie (PowerCo).

Mala tempora currunt? Non è detto. Nessuno sta facendo marcia indietro: la corsa all’elettrificazione è l’unica percorribile per la mobilità del futuro e anche gli scettici, come Toyota o altre Case giapponesi, sembrano averlo capito. Però l’entusiasmo di qualche tempo fa si è affievolito e il mercato frenerà. Addirittura, nel caso della Germania, vivrà una contrazione per la prima volta in otto anni. Sono segnali che non possono essere ignorati.