Chi guida un'auto elettrica lo sa: la ricarica lenta aiuta a preservare la durata della batteria e mantenere l'accumulatore in buono stato il più a lungo possibile, soprattutto per le chimiche al nichel-cobalto-manganese (NCM) e al nichel-cobalto-alluminio (NCA).

Ora, però, un'indagine di Recurrent smenterebbe questa tesi. Le informazioni fornite dagli utenti alla società di analisi dimostrerebbero infatti che ricariche lente e veloci non incidono in modo diverso sul degrado dell'accumulatore.

Poche differenze

Lo studio si basa sui dati raccolti da oltre 13.000 Tesla negli Stati Uniti e analizza l'impatto delle ricariche sull'autonomia delle auto considerando la frequenza delle sessioni fast.

Vanno comunque fatte alcune specifiche: sono veicoli elettrici riforniti prevalentemente alle colonnine veloci quelli che hanno fatto il "pieno" fast per oltre il 70% del tempo e, in questo caso, parliamo di 344 vetture, contro le 13.059 che hanno effettuato il rifornimento a un caricatore veloce per meno del 30% del tempo.

Inoltre, la maggior parte delle auto è stata prodotta nel 2018 o dopo, quindi i dati sono riferiti a veicoli elettrici che hanno al massimo 6 anni. Ciò detto, nel grafico sotto (dove l'asse orizzontale rappresenta l'età dell'auto, mentre quello verticale ne rappresenta l'autonomia) la fascia arancione e la fascia blu si riferiscono alle vetture che hanno effettuato più ricariche rispettivamente rapide e lente.

La ricarica rapida potrebbe non accelerare il degrado della batteria (osservazioni di Recurrent Auto)

Come si può vedere, le differenze nel degrado dell'autonomia sono trascurabili e Recurrent afferma che "la ricarica rapida [non] ha l'effetto negativo che ci si aspetta".

Vale poi la pena notare che le previsioni sull'autonomia si basano su quello che la società chiama "rapporto di autonomia reale", da calcolare dividendo l'autonomia osservata con l'autonomia EPA di un veicolo, in questo caso Tesla Model 3 e Model Y.