Analizzare la domanda di minerali in Italia, accelerare le autorizzazioni a estrazioni e riciclo e intervenire per tempo durante le crisi. Con questi tre obiettivi principali, il Consiglio dei ministri (Cdm) di giovedì 20 giugno approva il decreto legge “Materie prime critiche”, che recepisce il regolamento Critical Raw Materials Act dell’Unione europea e getta le basi per riaprire le miniere nel Paese.

Protagonisti del d.l. sono i progetti che la Commissione dell’Ue definirà “strategici”; ottenuto il sigillo di Bruxelles, “sarà lo Stato – come fanno sapere i ministeri dell’Ambiente (Mase) e dell’Industria (Mimit) – a rilasciare le autorizzazioni necessarie, con tempistiche coerenti e migliorative rispetto a quelle previste nel Regolamento”.

La promessa di iter più veloci

Stando alle comunicazioni dei due dicasteri, prima di tutto il Mimit procederà alla formazione di un Comitato tecnico permanente per le materie prime critiche e strategiche, che monitorerà la catena degli approvvigionamenti e predisporrà un Piano nazionale.

Lithium-Ion Battery Assembly

Pacco batterie agli ioni di litio per auto elettriche, realizzato con materie prime critiche

Poi le domande di autorizzazioni a estrazioni e riciclo andranno presentate a dei “punti unici di contatto” al Mase, con tempi di approvazione che non potranno superare rispettivamente i 18 e i 10 mesi. “Al Mimit – si legge ancora nella nota – compete invece la procedura autorizzativa relativa alla trasformazione di materie prime critiche strategiche, per una durata massima di dieci mesi”, con richiesta da depositare sempre nel punti unico di contatto istituito al ministero.

“Il provvedimento introduce anche un nuovo sistema di royalties per le concessioni minerarie di progetti strategici, che saranno corrisposte annualmente in favore dello Stato e della Regione interessata per progetti su terraferma”.