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Batterie: se il futuro è il riciclo, il presente è il recupero degli scarti
Sarà solo tra 25 anni che il riciclo degli accumulatori prenderà piede. Per ora è più importante limitare gli sprechi nelle Gigafactory

Francesco Barontini 
Di: Francesco Barontini
20 ago 2024 alle 15:33
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La transizione ecologica richiede un numero sempre crescente di batterie. Da più parti suonano campanelli d’allarme sulla quantità di materie prime necessarie a produrle. Da tempo si dice che, riciclando quelle attualmente esistenti e recuperando i materiali, si può ovviare almeno in parte al problema. Ma la situazione è abbastanza complessa.
Il fatto è che la maggior parte delle batterie prodotte finora è ancora a bordo delle auto elettriche. Ha generalmente tra i 2 e i 5 anni. Prima i numeri erano esigui e non si ragionava ancora in prospettiva. Questo per dire che il riciclo delle batterie sta iniziando, ma non ha ancora espresso il proprio potenziale per evidenti limiti di giovinezza.
Il riciclo funzionerà davvero solo tra 25 anni
Però si prevede che nel 2030 ci saranno circa 1,2 milioni di batterie smontate da auto e furgoni elettrici e pronte per essere riciclate. Nel 2050 questo numero raggiungerà la cifra record di 50 milioni.

Volkswagen: il progetto pilota per il riciclo delle batterie
Secondo uno studio condotto dall’International Council on Clean Transportation di San Francisco, riciclare anche solo la metà delle batterie a fine vita consentirà in futuro di abbassare la domanda di materie prime provenienti dai siti estrattivi del 28%. Ma sarà comunque solo l’inizio. Perché, stando a quanto dimostrato dai ricercatori americani, sarà solo tra un quarto di secolo che il riciclo delle batterie farà davvero la differenza.
Il calcolo è presto fatto: le batterie per le auto elettriche sono solitamente garantite per 8 anni. A volte anche per 10. Però, una volta terminata la fase “su strada”, iniziano una seconda vita in sistemi stazionari o in altre applicazioni.
Ora il grosso lo fanno gli scarti della produzione
Oggi come oggi, quindi, il riciclo delle batterie a fine vita è una cosa da laboratorio e poco altro. C’è però un secondo tipo di recupero dei materiali: riguarda gli scarti di produzione. In questo ambito c’è una miniera che deve essere sfruttata.

Tesla Gigafactory Texas: dove nascono le batterie 4680
Uno studio di quest’anno condotto dalla startup Voltaiq, che si occupa proprio dell’efficientamento dei processi produttivi delle Gigafactory, afferma che nel primo anno di attività, una linea di montaggio per batterie può utilizzare solo il 10% delle materie prime, con scarti che possono arrivare al 90%. La Gigafactory Nevada di Tesla e Panasonic, che ha iniziato a costruire batterie nel gennaio del 2016, in un rapporto sul terzo trimestre del 2017 dichiarò che gli scarti ammontavano all’84% del totale delle materie prime utilizzate.
Due modi per ridurre gli sprechi
Il tutti i casi, il motivo è che l’obiettivo primario di un nuovo impianto è raggiungere la produzione di massa in tempi brevi, per ammortizzare l’investimento iniziale. Quindi tante delle celle prodotte inizialmente presentano dei difetti e vengono accantonate. Con il tempo la situazione migliora e in 3 o 4 anni si arriva a regime, ma anche quando si giunge alla normalità, gli scarti sono ancora presenti in quantità considerevoli.

Il centro BMW dove nascono le batterie cilindriche Gen6
Per ovviare a questo problema, nelle Gigafactory si lavora su due fronti:
- migliorando i processi per avere meno scarti
- recuperando gli scarti per riutilizzare le materie prime a km zero
Per ora il grosso del riciclo riguarda questa fase. Poi, in futuro, saranno i materiali provenienti dalle batterie esauste a prendere il sopravvento. Ma quel tempo non è ancora arrivato.
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