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L’auto elettrica è la vera sfida della nuova Commissione europea

La rieletta presidente Ursula von der Leyen è chiamata a risolvere i dossier 2035, multe e incentivi: cosa succede ora

L’auto elettrica in Europa

Finiti i festeggiamenti dopo la conferma a capo della Commissione incassata nell’Europarlamento, per Ursula von der Leyen è già tempo di rimettersi al lavoro. E stavolta, oltre al timone dell’Esecutivo, la presidente impugnerà anche il volante dell’auto europea.

Von der Leyen guiderà infatti il settore delle quattro ruote personalmente, per accompagnarlo durante la “profonda e dirompente” transizione verso le zero emissioni. L’annuncio arriva a margine della stessa rielezione a Strasburgo, votata a maggioranza di 370 membri su 688 votanti (con 282 contrari e 36 astenuti).

“L’industria automobilista è un orgoglio europeo – dichiara –. Milioni di posti di lavoro dipendono da essa e insieme dobbiamo assicurarci che il futuro continui a essere realizzato in Europa”.

Serve quindi “un dialogo ad ampio raggio, che duri per un periodo di tempo ragionevolmente lungo e che – specifica – avrà luogo sotto la mia guida personale, perché questo è un settore molto importante”.

Barra dritta? Nì

La presidente non specifica però le idee che porterà all’industria del continente. Un silenzio che, alla luce della crisi scoppiata nelle ultime settimane, potrebbe significare un’apertura maggiore di quella concessa a luglio, quando – apparsa sempre di fronte all’Europarlamento per ufficializzare la propria ricandidatura – Von der Leyen aveva promesso una transizione portata avanti da:

“un’ampia gamma di tecnologie innovative” e “un approccio tecnologicamente neutrale, nel quale i carburanti sintetici possono svolgere un ruolo attraverso una modifica mirata del regolamento nell’ambito della revisione prevista”.

Ursula von der Leyen di fronte al Parlamento europeo

In pratica, non solo auto elettriche, ma anche e-fuel e, forse, biocarburanti nel futuro della mobilità europea. Approccio confermato a inizio novembre dal neocommissario ai Trasporti, Apostolos Tzitzikostas, che in occasione delle audizioni a Strasburgo aveva ribadito la volontà sia di stoppare le vendite di benzina e diesel nel 2035, sia di rivalutare la sostenibilità ambientale dei carburanti sintetici nel 2026, per autorizzarli eventualmente ad alimentare i motori a scoppio.

Di sicuro, per ora, c’è che l’obiettivo di lasciare in concessionaria solo auto a zero emissioni non viene messo in dubbio. Insomma, cambia il percorso, ma non la meta. Restano comunque da sciogliere i nodi su costi, efficienza e impatto sulla salute di e-fuel e biofuel.

In discussione potrebbero invece finire le tappe di questa roadmap, a cominciare da quella che chiede ai costruttori di ridurre del 15% la CO2 da nuovi veicoli nel 2025 e che, nei fatti, significherebbe vendere più auto elettriche e meno auto termiche già dall’anno prossimo: un compito difficile da portare a termine, vista l’attuale crisi delle immatricolazioni, e che alle Case costerebbe circa 15 miliardi di euro in multe.

Ricetta contro la crisi

La revisione del percorso è anche al centro dell’anticipato non-paper che il ministro Adolfo Urso ha preparato insieme a Repubblica Ceca, Austria, Bulgaria, Malta, Polonia, Romania e Slovacchia e presentato al Consiglio Competitività dell’Ue.

“Confermiamo l’obiettivo della piena decarbonizzazione del 2035 – dichiara il ministro –, ma chiediamo che siano create le condizioni, come indica anche il report di Mario Draghi, per giungere competitivi a quell’obiettivo.

In particolare chiediamo che siano anticipate all’inizio del prossimo anno le clausole di revisione già previste per il 2026 (per i veicoli leggeri) e il 2027 (per i veicoli pesanti), perché in questa incertezza di ciò che comunque decideremo fra due anni nessuno più investe, né le imprese, né i consumatori”.

 

Sempre Urso, sfruttando l’incontro con Stellantis del 14 novembre, aveva proposto degli incentivi auto europei “stabili e duraturi nel tempo, con risorse comuni destinate ai consumatori” del continente. Anche quest’idea finirà sul tavolo di Von der Leyen, che si è data 100 giorni per decidere le prossime mosse.

Il lavoro quindi non manca e la Stella Polare resta fissa all’orizzonte. La rotta è invece ricca di incognite e, probabilmente, aggiustamenti.