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Comunità energetiche rinnovabili (CER): cosa sono e come aderire

Basate sull'autoconsumo di energia green in un gruppo di soggetti, danno benefici a chi produce elettricità e a chi la consuma

comunità energetica
Foto di: InsideEVs

Con le rinnovabili che pesano sempre di più sul mix della produzione energetica nel nostro Paese e con i cambiamenti nelle abitudini di consumo legato all'aumento delle auto elettriche in circolazione, cambiano anche le esigenze e, grazie alla tecnologia, le opportunità.

Da un po' di tempo a questa parte si fa un gran parlare di comunità energetiche rinnovabili, termine che sta entrando sempre di più nel quotidiano, ma di cui ancora molti ignorano il significato concreto. Cerchiamo quindi di fare ordine sull'argomento.

Cos'è una comunità energetica

Prima di tutto, rispondiamo a una domanda semplice: cos'è una comunità energetica rinnovabile (CER)? Si tratta di un insieme di cittadini, aziende (solo piccole e medie imprese), enti e altri soggetti che risiedono in una certa area e si uniscono per condividere l'energia elettrica prodotta con fonti rinnovabili attraverso impianti che appartengono a uno o più soggetti della stessa comunità energetica.

Foto - Fonti di energia rinnovabile (eolico e solare)

Pannelli fotovoltaici per la produzione di energia solare

Il fine, come si può intuire, è condividere l'energia green a disposizione, massimizzandone i consumi, sfruttando la normale rete elettrica che rappresenta l'infrastruttura attraverso la quale gli appartenenti alla CER sono in comunicazione fra loro. L'autoconsumo di energia rinnovabile tra i soggetti di una CER non ha solo uno scopo "ambientale", ma porta anche benefici economici.

Come si entra a far parte di una CER?

Per aderire a una CER è necessario prima di tutto costituirla. Una CER nasce legalmente come associazione, cooperativa, consorzio o con altre forme giuridiche. Per farne parte si può aderire in fase di costituzione o anche in un secondo momento.

In ogni caso, per la creazione di una CER si devono rispettare due requisiti. Per prima cosa si deve trovare un gruppo di soggetti che vogliano entrare a far parte della comunità e poi si deve controllare che questi soggetti appartengano tutti a una stessa cabina primaria, un impianto che trasforma l'energia elettrica ad alta tensione in energia a media tensione (in Italia sono circa 2.000).

Il parco eolico Hollandse Kust Zuid di Vattenfall

Il parco eolico Hollandse Kust Zuid di Vattenfall

Come detto, si può entrare a far parte di una comunità energetica sia in qualità di produttore di energia rinnovabile, sia di autoconsumatore, sia di consumatore. Quindi l'adesione è aperta sia a quei soggetti che producono energia green per business, sia a coloro che hanno un impianto di produzione per soddisfare i propri bisogni e mettono a disposizione della comunità l'energia in eccesso, sia per quelle persone che non hanno un impianto proprio ma vogliono comunque sfruttare la disponibilità di energia green presente nella zona.

Incentivi e contributi

Per una comunità energetica rinnovabile ci sono diversi incentivi. Prima di tutto, ci sono una tariffa incentivante sulla quantità di energia elettrica autoconsumata e un corrispettivo che viene riconosciuto in base alla quantità di energia autoconsumata (l'Arera ha stabilito circa 8 euro per MWh).

A questo si aggiungono detrazioni fiscali del 50% e un contributo del Pnrr pari al 40% per le spese sostenute per la realizzazione dell'impianto di produzione di energia da fonti rinnovabili. Varia tra i 60 e gli 80 euro per MWh in base alla potenza dell'impianto.

  Incentivo Detrazione fiscale Contributo Pnrr
Tariffa incentivante 8 euro a MWh / /
Autoconsumo 60-80 euro a MWh / /
Costi nuovo impianto / 50% spese  /
Costi nuovo impianto / / 40% spese