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Cosa sono i pool antiemissioni (e perché Tesla rischia)

Il calo delle vendite della Casa americana potrebbe far crollare anche uno dei suoi business "alternativi" più redditizi: i crediti di CO2

Tesla Model Y (2025): L'esterno
Foto di: Tesla

Immaginate un mondo dove le emissioni delle Case stanno insieme in un calderone che abbassa la quantità di CO2 rilasciata nell'atmosfera ogni anno. Utopia? No, realtà. La messa in comune delle emissioni, infatti, è un concetto che esiste da oltre 15 anni, con "crediti" venduti da chi di auto elettriche ne consegna tutti i giorni e comprati da chi, invece, non può o non riesce a farlo per i motivi più disparati.

Il nome di questa strategia è "pool antiemissioni" e il principale venditore dei relativi "crediti" in Europa è Tesla, la Casa di Elon Musk. Che, come sappiamo, ha a listino solo e soltanto auto a zero emissioni. Il futuro di tutto questo, però, potrebbe essere incerto a causa del calo delle vendite.

Come funziona il "gioco"

Per capire il concetto, partiamo ricordando  come funziona questo dare avere delle Case. Negli ultimi anni le normative europee sulle emissioni di CO2 sono diventate sempre più severe, costringendo le aziende a trovare soluzioni innovative per evitare le pesanti sanzioni di Bruxelles.

Una di queste è proprio la formazione dei cosiddetti “pool antiemissioni", ovvero alleanze tra diversi produttori di auto che permettono di combinare le emissioni delle flotte e rispettare complessivamente i limiti dell’Unione europea.

In poche parole, quando un marchio ha un parco circolante con emissioni superiori al limite, può “unirsi” ad altri produttori con emissioni inferiori: l’idea è che la media complessiva delle emissioni del gruppo possa rientrare nei parametri stabiliti, evitando così le multe.

Emissioni CO2 auto e test di omologazione

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L'esempio più importante (e che rischia)

Uno dei gruppi più famosi è quello che ha visto negli ultimi mesi Tesla come “pool manager” per altre aziende come Stellantis, Toyota e Ford, alle quali da poche settimane si sono aggiunte anche Honda e Suzuki.

La strategia, dopo una prima fase di rodaggio, si è rivelata vincente per le aziende che hanno acquistato i crediti dalla multinazionale di Musk che altrimenti, senza questa alleanza, avrebbero dovuto pagare ingenti sanzioni all'Europa per non aver rispettato i limiti ambientali. Tuttavia nelle ultime settimane è nato un nuovo problema: le immatricolazioni delle Tesla in calo, causate da problemi come l'attesa per la nuova Model Y e le sparate politiche di Elon Musk.

L'andamento negativo delle vendite della Casa americana rispetto al 2024, infatti, non è da prendere sotto gamba. Se le immatricolazioni dovessero ulteriormente calare nei prossimi mesi, Tesla potrebbe non essere più in grado di garantire tutte le vendite di crediti previste a inizio anno, mettendo di fatto a rischio sia il suo lato dell'alleanza, sia una delle sue attività più redditizie che va avanti dal 2009, sotto diverse forme.

Tesla Model Y (2025): L'esterno

Tesla Model Y (2025): L'esterno

Foto di: Tesla

Per capire la gravità della situazione ricordiamo che dall'inizio del 2025 la Casa di Musk ha perso circa il 30% in Borsa: una conseguenza del ripido calo delle vendite nel Vecchio Continente. Per capire se l'azienda riuscirà a rispettare i propri patti bisognerà attendere alcuni mesi, con l'arrivo della nuova Model Y.